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A lezione di storytelling (super-intensiva) da Pixar

In questo post trovi un mini-corso di storytelling che ti permetterà di comprendere quali sono i 2 elementi fondamentali di ogni storia.

A lezione di storytelling (super-intensiva) da Pixar

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Non sapevo dove sbattere la testa.

Stavo scrivendo fiumi di parole, immaginavo situazioni, creavo personaggi: tutto stava scorrendo in modo dannatamente naturale.

Fino a un certo punto.

Quell’adrenalina iniziale è sfumato piano piano in rabbia e frustrazione: anche quella, come altre decine, stava per finire nel cestino.

Sai bene di cosa parlo.

Raccontare storie è un’abilità innata. Lo fai molto spesso. Persino quando prepari la valigia ti racconti una storia: pensi a cosa potrebbe succedere, quando potresti usare un vestito invece di un altro, e così via.

Eppure fare storytelling è davvero complicato. La verità è che serve a poco scrivere bene o avere una buona idea.

Serve un “metodo”.

No, ti fermo: non ne esiste uno universale.

Nessuno sa esattamente come scrivere una storia avvincente in 3 passaggi. Chi te lo dice sta mentendo.

Tranquillo.

 

logo della pixarIn questo post inizierai a creare il tuo metodo, imparando direttamente da Pixar, la casa di produzione di film come Toy Story, Nemo e Cars.

Ti consiglio di leggere tutto, anche più di una volta se necessario.

Le informazioni che trovi qui sono il frutto dell’esperienza di un’autrice che lavora da anni nel settore. Sono quello di cui chi si avvicina allo storytelling ha bisogno per iniziare.

Basta chiacchiere.

Partiamo?

Ora, lo so, te lo stai chiedendo:

Come creo il mio metodo di storytelling?

Ci sono due momenti diversi, ma intensamente legati tra loro:

  1. Analizzare
  2. Creare

#1 – Analizzare le storie (scritte da altri)

Leggere libri e guardare film è l’esercizio fondamentale per qualunque storyteller o aspirante tale.

È vero, giusto?

Sbagli di grosso.

Se ti limiti a leggere e guardare, starai sempre fermo al punto di partenza. Devi vivere quelle storie, farle in mille pezzi, rimontarle e farle vivere un’altra volta.

In altre parole, devi imparare ad analizzare libri e film in modo critico.

Come devi fare?

Inizia a farti delle domande:

  • Perché comincia proprio così? Sarebbe potuto iniziare meglio?
  • In che modo è presentato il protagonista? Come lo avrei fatto io?
  • Come arrivare a raggiungere il suo obiettivo? Si poteva fare in modo diverso?

Capisci, no?

Da semplice spettatore devi diventare una macchina da storie.

Devo dirtelo.

Non puoi ignorare ancora le leggi fondamentali dello storytelling. Se non hai la minima idea di cosa stia parlando, continua a leggere.

Presto ti svelerò alcune regole seguite da Pixar nei propri film. 

#2 – Creare le proprie storie

Ti ho detto che chiunque può raccontare storie, ma non tutti siamo storyteller.

Il punto è che lo storytelling è un misto di talento, tanto studio e tantissima applicazione: non c’è nessuna formula magica.

Analizzare opere di altri è un buon punto di partenza per crearsi una strada personale.

Devi necessariamente farlo se vuoi scrivere storie efficaci: l’alternativa è produrre le solite storie noiose e piene di stereotipi.

Per analizzare, tuttavia, devi saper bene su cosa andare a porre la tua attenzione.

Ecco perché stai per scoprire le “regole” che Emma Coats, autrice che ha lavorato in Pixar (e attualmente in Google), ha appreso durante la sua esperienza e condiviso sul profilo Twitter.

Prima di tutto andremo a leggerle.

Alla fine di questo post, invece, trovi due lezioni fondamentali che puoi portare via da questa lista: potremmo dire che si tratta di un mini-corso di storytelling.

Sei pronto ad assimilare anni e anni di esperienza sul campo?

Leggi ogni singola riga, non farti sfuggire nulla.

Le 22 regole per raccontare una storia, secondo Pixar

Rivista Studio le ha tradotte così:

  1. Ammira un personaggio perché continua a provarci sempre di più, non per i suoi successi.
  2. Concentrati su quello che ti interessa in quanto spettatore, non su quello che ti piace come autore. Sono due cose diverse.
  3. La trama è importante ma non ti renderai conto di cosa parla la tua storia finché non sarai arrivato alla fine. E a quel punto la devi riscrivere.
  4. C’era una volta ___. Ogni giorno ___. Un giorno però ___. A causa di questo, ___. E alla fine ___.
  5. Semplifica. Concentrati. Gioca con i personaggi. Evita gli inconvenienti nel tragitto. Crederai di perdere cose importanti ma in realtà ti renderai libero.
  6. Con che cosa si sente a suo agio il tuo personaggio? Costringilo a fare il contrario. Sfidalo. Come reagisce?
  7. Pensa al finale prima della parte centrale. Davvero. I finali sono difficili da fare, pensaci sin da subito.
  8. Finisci la tua storia, anche se non è perfetta. (…) La prossima volta andrà meglio.
  9. Quando ti senti bloccato, fai una lista di cose che NON DOVREBBERO succedere la prossima volta.
  10. Smonta le storie che ti piacciono. Quel che ti piace di loro è una parte di te stesso: la devi riconoscere prima di utilizzarla.
  11. Scrivere le tue storie ti aiuta a metterle a posto. Se ti limiti a tenerle in mente, rimangono un’idea perfetta e non le condividerai mai con nessuno.
  12. Scarta la prima idea che ti viene in mente. E anche la seconda, la terza, la quarta, la quinta – togli di mezzo le ovvietà. Sorprenditi.
  13. Dai opinioni forti ai tuoi personaggi. (…)
  14. Perché devi raccontare proprio questa storia? Cosa ti fa pensare che se lo meriti così tanto? Questo è il punto del discorso.
  15. Come ti sentiresti in quella situazione, se fossi uno dei tuoi personaggi? L’onestà dà credibilità alle situazioni più improbabili.
  16. (…) Dacci un motivo per tifare per i tuoi personaggi. Cosa succede se falliscono? Valuta le varie possibilità.
  17. Nessun lavoro è mai tempo sprecato. Se una cosa non funziona, passa ad altro e vai avanti: ti tornerà utile più avanti.
  18. Devi conoscere te stesso: la differenza tra impegnarti al massimo e l’agitarsi per nulla. La storia serve a metterci alla prova, non a raffinarci.
  19. Fare andare nei guai un personaggio a causa di una coincidenza va bene; farli uscire dai guai per una coincidenza è un imbroglio.
  20. Esercizio: fai a pezzi un film che non ti piace. Prendi questi blocchi narrativi e rimettili in un altro ordine fino a fare una storia che ti piaccia.
  21. Ti devi identificare con il tuo personaggio, non puoi limitarti a scriverlo. Cosa ti spingerebbe a comportarti in un certo modo?
  22. Qual è l’essenza della tua storia? Come si può riassumere? Se lo sai, puoi cominciare da lì.

Cosa imparare da Pixar: 2 lezioni pratiche di storytelling

#1 – L’importanza della struttura

Una storia è una sequenza di eventi che si susseguono nel tempo: inizia, succede qualcosa e finisce.

I film di Pixar iniziano con una semplice idea:

  1. Cosa succederebbe se ci fosse vita nell’universo?
  2. Cosa succederebbe se un topo volesse diventare un cuoco d’alta cucina?
  3. Cosa succederebbe se i giocattoli prendessero vita?

È la benzina che avvia la macchina dell’immaginazione.

Quello che devi capire, però, è che avere una buona idea è solo il punto di partenza: non basta per creare una storia straordinaria.

La struttura di un racconto è fondamentale per creare interesse.

La struttura è la risposta a una domanda: cosa vuoi che il pubblico sappia e quando?

Ogni storia, anche quelle per il marketing, nasce da un’esigenza precisa: trasmettere un’idea, un messaggio, una credenza.

Si tratta del tema centrale, ovvero il motivo fondamentale che unisce tutti gli elementi della storia.

Il tema, alla fine della storia, guida alla morale, l’insegnamento che chi legge può (o dovrebbe) trarre.

Un tema potrebbe essere la forza di volontà e la tua storia potrebbe far capire che, credendo nei propri sogni, tutto è possibile.

Rifletti su questi concetti.

Prenditi del tempo, prova a creare degli esempi nella tua mente, pensa a libri già letti e film già visti.

Una volta che avrai tutto chiaro puoi andare avanti.

Ci sei?

Ora ti mostrerò un metodo pratico per strutturare una storia.

Metti su carta un riassunto molto coinciso di quelli che sono i fatti da raccontare.

L’essenza della narrazione ti guiderà lungo il percorso.

Neanche a farlo a posta ho appena parlato di “percorso”: è importante far tuo questa visione.

Scrivere un racconto, un libro, un film è un lungo percorso verso un punto ignoto. Prima scoprirai dove arrivare, prima imboccherai la strada giusta.

Ecco perché devi pensare al finale prima della parte centrale.

Aver chiaro il punto d’arrivo ti aiuterà a costruire un percorso interessante e che, allo stesso tempo, rimanga interessante.

Hai paura che un atteggiamento del genere possa limitare la tua creatività?

In realtà avere dei limiti, molto spesso, riesce a stimolare l’immaginazione. Inoltre, scartando le prime idee che ti vengono in mente, eviterai di cadere nel banale.

A questo punto di dovrebbe essere d’aiuto ricordare la struttura base di una storia:

C’era una volta ___. Ogni giorno ___. Un giorno però ___. A causa di questo, ___. E alla fine ___.

Questo “schema” ti può essere utile per iniziare ad analizzare storie che già conosci.

Per applicarlo alle tue, invece, devi considerare che ciascuna storia ha due motori:

  1. Personaggi
  2. Conflitto

Attenzione.

Sto per rivelarti cosa ti ha spinto a passare la notte a mangiare patatine e divorare Orange is the New Black.

Sei pronto?

Il conflitto è l’ingrediente segreto di qualsiasi storia esplosiva che sappia tenerti incollato ai suoi sviluppi dall’inizio fino alla fine.

Cos’è nello specifico?

Il conflitto è tutto quello che succede al personaggio principale nel tempo che intercorre tra l’introduzione e il finale.

I motivi che ci rendono dipendenti dai conflitti risiedono nella nostra mente.

Vogliamo sempre “saperne di più”.

Per questo motivo ci appassioniamo alle vicende di uno o più personaggi. Adesso, però, scendiamo maggiormente nel dettaglio e vediamo come costruire un personaggio interessante.

#2 – Il personaggio: il magnete di ogni storia

Partiamo da una definizione.

Un personaggio deve nascere da emozioni autentiche ed esperienze umane.

Anche quando scegli un personaggio fantastico (animali parlanti, extraterrestri, ecc.) devi riuscire a dargli tratti umani.

Ciò perché il riconoscimento delle emozioni andrà a creare empatia tra lo spettatore/lettore e il protagonista.

Questo è l’unico modo per generare interesse per la storia che stai raccontando.

È importante capire questo concetto.superman

Amiamo personaggi umani: desideriamo storie autentiche – di chi “continua a provarci” – tanto che anche i supereroi hanno spesso un punto debole.

Sviluppa meglio che puoi le caratteristiche interiori dei tuoi protagonisti.

L’evoluzione interna che i fatti raccontati generano è il mezzo più potente per trasmettere il tuo messaggio.

Ecco perché, lungo il percorso, è fondamentale prendere per mano chi ti ascolta:

  • Presenta il personaggio attraverso ciò che pensa e permettigli di esprimere le proprie opinioni per delineare la sua visione del mondo.
  • Descrivi in modo efficace i suoi obiettivi e le sue paure, tutto ciò che lo separa dal realizzare i propri desideri.
  • Fai uscire il personaggio dalla comfort zone: spingilo a fare cose che lo spaventano in modo da farlo evolvere.

Per permettere agli altri di identificarsi in un personaggio devi riuscire a farlo tu stesso.

Calati nei suoi panni. Chiediti:

“Come reagirebbe in questa situazione? Cosa risponderebbe ora in base alla sua visione del mondo?”.

Quando parliamo di identificazione, in fin dei conti, parliamo di ciò che Coats chiama “tifare per i tuoi personaggi”.

Hai capito che il conflitto è la parte centrale della tua storia.

Ma cos’è che genera “conflitto”?

Un ostacolo.

Gli ostacoli sono la spinta per il personaggio ad agire nel mondo. Possono essere persone, capacità da acquisire o qualunque altra cosa che divide il nostro eroe dalla meta.

Sono gli ostacoli a fare i personaggi.

Le risposte a eventi inattesi, i comportamenti davanti alle proprie paure, i metodi impiegati per superare una barriera aiutano a costruire personaggi realistici.

Il fatto è che ciascuna scelta sottintende una doppia possibilità: successo o fallimento. La paura del fallimento ci spinge a continuare.

Ogni scelta, per questo motivo, concorre a creare quello che è chiamato arco narrativo.

Immagina una storia come una linea: c’è un punto di partenza, man mano la linea sale, fino ad arrivare a un punto più alto. Questo è il punto di massima tensione.

A questo punto la posta in gioco (“stakes”) è altissima: da una parte c’è una strada in discesa verso il successo, dall’altra il fallimento completo.

Questa è quella suspense che ci piace così tanto.

Conclusione

Abbiamo finito.

In questo post hai imparato quali sono i due elementi che stanno alla base di ogni narrazione.

La struttura dà un senso ai singoli fatti che si susseguono, mentre il personaggio (e il conflitto che vive) è il gancio che ti trattiene dal fare qualsiasi altra cosa per vedere “come va a finire”.

Prima di lasciarti libero di dare forma a tutte le storie che vuoi raccontare vorrei invitarti a pensare a una cosa:

Il tuo lettore/spettatore firma un patto con te: è disposto a credere a ciò che gli stai raccontando.

Non tradirlo rappresentando fatti completamente irrealistici.