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Il regime fiscale migliore per i liberi professionisti!

Quali sono i regimi fiscali che i liberi professionisti possono scegliere per la loro attività e quali sono i più convenienti? Scopriamo il regime forfettario, ordinario e semplificato, le tassazioni e le agevolazioni

Il regime fiscale migliore per i liberi professionisti!

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Quali sono i regimi fiscali che i liberi professionisti possono scegliere nel 2019? Oggi parliamo del regime semplificato ordinario e del regime forfettario il regime agevolato per i liberi professionisti.

Come scegliere il giusto regime fiscale?

Questa è la domanda che tutti si pongono: “Come posso scegliere il regime fiscale giusto per la mia attività lavorativa?”. Una domanda non semplice effettivamente, anche perché dipende da tantissimi fattori.

Quali? Partiamo innanzitutto dalla tua capacità di guadagno… almeno così era fino a qualche tempo fa.

Regime forfettario prima dell’aggiornamento

Prima della modifica del regime forfettario, infatti, era possibile scegliere questo regime fiscale agevolato solo ed esclusivamente se non si superavano dei limiti di reddito, differenti per ogni attività lavorativa.

Quindi, ad esempio, i consulenti di digital marketing non potevano superare i 30.000 euro di reddito e quindi se l’attività lavorativa superava tale soglia era obbligatorio il regime semplificato ordinario.

Regime ordinario, regime forfettario…ma di cosa stiamo parlando? Continua a leggere ti spiegherò perché il regime forfettario potrebbe essere la giusta scelta per la tua attività lavorativa.

Regime fiscale ordinario e forfettario

In Italia esistono due principali regimi fiscali che puoi scegliere per la tua attività: regime ordinario e regime forfettario.

Questo, nato nel 2016 per agevolare i contribuenti minimi, è cambiato quest’anno, cercando di venire ancora più incontro ai liberi professionisti.

Fino al 2018 il regime forfettario prevedeva un limite di reddito annuo differente per ogni attività lavorativa così come classificate dal Codice ATECO, una combinazione di numeri e lettere che identificano le attività lavorative.

Tutti coloro che superavano il limite annuo di reddito non potevano usufruire delle agevolazioni fiscali di questo regime ed erano costretti a migrare al regime ordinario.

Il limite di reddito non era molto alto, a esempio, un consulente di marketing digitale aveva un limite annuo di 30.000 euro, effettivamente piuttosto facili da superare.

Da gennaio 2019, al contrario, è possibile usufruire del regime forfettario fino a 65.000 euro di reddito annuo. È una grande novità che ha permesso a molti liberi professionisti di usufruire di questo regime fiscale agevolato.

Ora la domanda sorge spontanea: perché scegliere il regime forfettario piuttosto che l’ordinario? E perché è stato modificato il limite annuo di reddito?

Rispondiamo a tutte queste domande.

Regime forfettario: semplificazione fiscale

Il regime forfettario è nato per agevolare la piccola imprenditoria. Questo è significativo perché si può ben comprendere anche la modifica al limite di reddito che è stata apportata.

La maggior parte delle imprese individuali, infatti, non riuscivano a stare nei limiti imposti e quindi non potevano usufruire delle agevolazioni fiscali del regime.

Agevolazione al 5%

Queste agevolazioni sono davvero appetitose se pensi che si tratta di poter pagare solo il 5% di tasse per i primi cinque anni di attività e del 15% negli anni successivi.

Inoltre questo regime fiscale non prevede nessuna altra tassa, nessuna rivalsa iva, nessun studio di settore e nessun altro particolare adempimento fiscale.

Tutte cose tipiche del regime semplificato ordinario, così come sto per mostrarti.

Regime Semplificato Ordinario: tutti coloro che guadagnano da 65.000€ a 400.000€

Come puoi già capire dal titolo il regime ordinario prevede un guadagno alto, molto alto.

Possono accedere al regime semplificato ordinario tutte le società di capitali e altri simili e gli enti pubblici e privati oltre che tutti coloro che superano i 65.000 euro di reddito annuo, sia che siano ditte individuali, società di persone o liberi professionisti.

Esiste un limite annuo di reddito anche nel caso del regime ordinario: 400.000€ per la vendita di servizi e 700.000€ per le altre tipologie di attività. In realtà però, anche coloro che non superano i 65.000€ di reddito possono scegliere di aderire al regime ordinario.

Perché? Vediamo cosa permette di fare questo regime fiscale.

Nel regime forfettario non è prevista la rivalsa iva, quindi ogni tre mesi non dovrai versare l’iva ricevuta, anche perché nella tua fattura non sarà neppure segnata.

Ma allo stesso tempo, non versare l’iva, significa non poter scaricare le spese della tua attività. È quindi questo uno dei privilegi del regime contabile ordinario: puoi scaricare tutte le spese della tua attività.

Non è tutto semplice però, ed è questa la motivazione per cui si tende a non scegliere questo regime fiscale.

Regole del regime ordinario

I contribuenti che scelgono di aderire al regime ordinario devono:

  • tenere il registro Iva, dove annotare tutti i documenti rilevanti ai fini IVA e tutti gli oneri deducibili ai fini delle imposte sui redditi
  • tenere il registro dei cespiti ammortizzabili
  • effettuare la dichiarazione IVA trimestrale
  • compilare gli studi di settore e lo spesometro
  • registrare le fatture e avere la fatturazione elettronica

…e tanto altro ancora che rende molto complessa la gestione.

La cosa più seria però da considerare, in fase di analisi per la scelta del regime fiscale, è il costo del regime semplificato che prevede addirittura più versamenti:

  • IRPEF: la determinazione del reddito del professionista avviene per principio di cassa. Si calcola la differenza tra compensi incassati e spese effettivamente sostenute per calcolare il reddito imponibile. Le aliquote IRPEF variano in base a scaglioni di reddito.

Fascia di reddito imponibile

Aliquota %

da 0 a 15.000 €

23%

da 15.000,01 € a 28.000 €

27%

da 28.000,01 € a 55.000€

38%

da 55.000,01 € a 75.0000 €

41%

oltre i 75.000 €

43%

  • IRAP: per le imprese con e senza dipendenti;
  • IVA: periodicamente viene effettuata la differenza tra IVA a debito, derivata dalle fatture emesse, e l’IVA a credito derivante dalla fattura di acquisto;
  • Cassa di previdenza: questa è presente anche nel regime forfettario e in Italia è obbligatoria. La cassa di previdenza viene pagata in base alla tipologia di professione.

Conclusioni

Allora cosa è meglio scegliere? Dipende, ovviamente, dalla tua attività.

Certo è che, se non hai un reddito troppo alto e se non sostieni molte spese per la tua attività, sicuramente aprire partita IVA nel regime forfettario è la scelta migliore per evitare di pagare troppe tasse. Questo però non ti vieta di scegliere il regime ordinario.

Attenzione però: bada sempre bene alle spese che dovrai sostenere!