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Lavoro Dipendente e Partita IVA: si possono svolgere contemporaneamente? Come fare? Quali sono i costi? Analizziamo la questione.

Ciao, sono Ivan N. Fichera e sono un Esperto Contabile regolarmente iscritto presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Catania.

Sempre più spesso mi capita di ricevere, tra le tante domande che mi arrivano ogni giorno sul Gruppo Facebook di Marketers, sulla mia e-mail o su FB Messenger, un quesito specifico: Posso svolgere contemporaneamente attività di Lavoratore Dipendente e avere una Partita IVA?

Nell’articolo di oggi risponderò proprio a questa domanda, cercando di fornirti tutti gli strumenti necessari per affrontare come si deve la situazione e scegliere una strategia Fiscale che possa esserti d’aiuto nell’avviare la tua attività personale e magari abbandonare il vecchio e imbrigliante lavoro.

Innanzitutto, se non l'avessi già fatto, ti consiglio di dare un’occhiata a un articolo di qualche tempo fa per capire se in effetti devi Aprire la Partita IVA o se invece l’attività che pensi di svolgere rispetta i requisiti del Lavoro Occasionale.

Una volta chiarita la tua posizione passiamo subito alla risposta della fatidica domanda:

Posso svolgere contemporaneamente attività di Lavoratore Dipendente e avere una Partita IVA?

La risposta è un po’ disarmante ma semplice: Dipende.

Esistono infatti due situazioni ben differenti in base al fatto che tu lavori per un’azienda privata o per la Pubblica Amministrazione, tali differenze si estrinsecano in particolar modo sotto due aspetti:

  1. la Possibilità di intraprendere un’attività economica propria con Partita IVA;
  2. gli obblighi di Comunicazione verso il Datore di Lavoro.

Per i Dipendenti Privati l’unica limitazione prevista dalla legge all’apertura di una propria Partita IVA è quella di non contravvenire al cosiddetto Patto di Fedeltà all’Azienda.

Questo patto consiste nel rispetto delle regole stabilite nel contratto stesso di lavoro e che fanno riferimento a due comportamenti ben precisi:

  • il Divieto di svolgere attività in Concorrenza, in proprio o per conto di terzi, con il proprio Datore di Lavoro. Tale obbligo sussiste ovviamente fino a che il lavoratore è dipendente dell’azienda e una volta che questo si Dimette o viene Licenziato (a meno che non venga stipulato un Apposito Contratto di non concorrenza) non vige più alcun divieto in questo senso;
  • l’Obbligo di Riservatezza sulle informazioni e sulle pratiche svolte durante lo svolgimento del proprio lavoro. Questo Obbligo, a differenza del divieto di concorrenza, Permane anche dopo che il Lavoratore ha chiuso il proprio rapporto con l’ormai ex-datore di lavoro.

Inoltre per i Dipendenti Privati non vige alcun Obbligo di Comunicazione al datore di lavoro in merito all’apertura di una propria Partita IVA o dello svolgimento di una data attività di lavoro occasionale.

Nonostante non viga alcun divieto, personalmente ti consiglio di comunicare sempre per iscritto al Datore di Lavoro l’intenzione a intraprendere una data attività economica o ad aprire una tua Partita IVA, specificando il più possibile l’attività che andrai a svolgere.

Questo consiglio non è motivato solamente dal mio amore per la correttezza e la trasparenza ma anche dalla molto più pragmatica volontà di difenderti da una causa per danni o da un licenziamento.

I Dipendenti Infedeli al Patto di Fedeltà infatti vanno incontro a due brutte cose:

  • il Licenziamento per Giusta Causa;
  • il Rimborso per l’eventuale danno subito dal Datore di Lavoro.

Insomma se sei un Dipendente Privato puoi aprire tranquillamente una tua Partita IVA, basta che l’attività che svolgi rispetti quanto scritto nel tuo Contratto di Lavoro in merito a Concorrenza e Riservatezza.

Molto diversa invece è la situazione per i Dipendenti Pubblici.

Chiunque lavori infatti per una Pubblica Amministrazione è vincolato dal cosiddetto Obbligo di Esclusività (oltre che al Patto di Fedeltà di cui abbiamo parlato prima) che vincola il Dipendente Pubblico alla totale dedizione verso il proprio lavoro e sancisce quindi il divieto assoluto allo svolgimento di qualunque attività economica continuativa e, quindi, con Partita IVA.

Tale Obbligo è riservato ai soli Dipendenti della Pubblica Amministrazione, chi lavora per aziende che sono partecipate dallo Stato non è soggetto a queste regole ma a quelle per i Dipendenti Privati. Ciò perché le aziende partecipate sono a tutti gli effetti delle normali aziende private nelle quali però uno dei soci è lo Stato.

Se hai il dubbio sul considerarti o meno un Dipendente Pubblico ho due semplici soluzioni per poter fugare i tuoi dubbi:

  1. prendi il tuo contratto di lavoro e vedi se c’è qualche riferimento al Dlgs 165/2001;
  2. vai a leggere gli allegati A, B e C al Dlgs 165/2001 nei quali è presente la lista completa di tutti gli Enti Pubblici.

Quindi  dicevamo che se sei un Dipendente Pubblico in linea generale non potrai aprire una Partita IVA… ovviamente salvo eccezioni! 😉

La prima eccezione riguarda l’orario di lavoro che svolgi presso la Pubblica Amministrazione. Prima infatti parlavamo di una dedizione totale… ma se l’incarico è solo part-time?

Il Dipendente Pubblico part-time con al massimo 18 ore di servizio (e cioè il 50% di ore stabilite per legge come orario pieno) può sempre aprire una propria partita IVA proprio perché la parzialità dell’orario di lavoro genera la non applicabilità del divieto totale. Ovviamente tale situazione viene a cessare quando il Lavoratore a tempo parziale diventa a tempo pieno, con contestuale obbligo di cessazione dell’attività e chiusura della Partita IVA.

La seconda eccezione riguarda gli Insegnati. Un Insegnante con contratto a tempo pieno infatti può aprire una Partita IVA ma solo per svolgere una Libera Professione Regolamentata (Avvocato, Commercialista, Medico, etc.) e solo se in armonia con le materie insegnate a scuola.

Quindi se sei un insegnante di Diritto potrai svolgere l’attività di Avvocato mentre se sei un Insegnante di Matematica non potrai svolgere l’attività di Commercialista, anche se abilitato.

Il Dipendente Pubblico con Partita IVA deve sempre rispettare tre regole fondamentali:

  1. l’attività svolta non deve essere in conflitto d’interessi con la funzione pubblica esercitata come Dipendente dello Stato;
  2. l’attività svolta non deve recare pregiudizio (creare problemi) allo svolgimento del lavoro svolto come Dipendente dello Stato;
  3. l’attività deve essere svolta al di fuori dall’orario di servizio e compatibilmente con lo stesso.

Riguardo l’Obbligo di Comunicazione per i Dipendenti Pubblici non solo è sempre necessario comunicare al proprio ente la volontà di intraprendere una determinata attività economica ma bisogna ricevere anche un’apposita autorizzazione allo svolgimento della attività economica, anche se si tratta di Prestazioni Occasionali.

Ciò nasce dal fatto che, dato il ruolo di rilievo che hanno i dipendenti pubblici all’interno del nostro tessuto sociale ed economico, l’amministrazione pubblica ha l’obbligo di accertarsi preventivamente che l’attività che il dipendente andrà a svolgere non sia in contrasto con le tre regole di cui ti ho parlato qualche riga più su.

Insomma se sei un Dipendente Pubblico quasi sicuramente non potrai aprire nessuna Partita IVA . Per chiarire al meglio la tua situazione dovresti parlarne con il tuo dirigente di competenza, anche solo per fare delle Prestazioni Occasionali che non sono vietate ma vanno comunque autorizzate.

Ma qual è il costo della Partita IVA se sono contemporaneamente Dipendente?

Riguardo al discorso costi di una Partita IVA (se non sai esattamente quali sono vai a leggere l’articolo di cui ti parlavo in apertura) non esistono sconti o agevolazioni di sorta ai fini dell’Imposizione fiscale… ma ne esistono sotto il profilo dei contributi da versare all’INPS (ne parleremo tra un po’).

Svolgendo contemporaneamente un Lavoro Dipendente e un’attività economica con Partita IVA avrai due redditi distinti e separati che andranno indicati in maniera autonoma sulla tua dichiarazione dei redditi e che si comporteranno diversamente in base al Regime Fiscale della tua Partita IVA.

  • in caso di Regime Fiscale “Normale” (Semplificato o Ordinario) i redditi verranno definiti separatamente ma poi andranno sommati al fine della tassazione IRPEF facendo scattare gli avanzamenti di scaglione e quindi facendo pagare più imposte.

Ad Esempio mettiamo caso che tu abbia un Reddito come lavoratore dipendente pari ad € 26.500,00 lordi annui, un Fatturato di € 15.000,00 e un ammontare complessivo dei Costi pari ad € 3.500,00.

Il reddito come dipendente è definito già da subito, tramite la CU (ex-CUD), ed è pari ad € 26.500,00.

Il reddito come Partita IVA sarà invece pari al risultato della differenza tra costi e ricavi e cioè € 12.500,00 (€ 15.000,00 – € 3.500,00).

Il Reddito Imponibile totale sarà quindi di €  39.000,00 (€ 26.500,00 + € 12.500,00).

Le imposte che andrai a pagare saranno €  11.139,00 (€ 3.450,00 del I Scaglione + € 3.510,00 del II Scaglione + € 4.179,00 per il III Scaglione.

Se per caso non conoscessi esattamente come funziona l’IRPEF ho preparato per te questa semplice infografica riassuntiva per chiarirti le idee! 😉

lavoro dipendente e partita iva scaglioni irpef

A tali somme vanno aggiunte l’Addizionale Regionale e l’Addizionale Comunale, due piccole percentuali aggiuntive che vanno rispettivamente alla Regione e al Comune di Residenza e che variano da Regione a Regione e da Comune a Comune.

  • in caso di Regime Fiscale Forfettario invece le cose saranno un po’ diverse. Avremo comunque la definizione di due distinti redditi, uno da Lavoro Dipendente e uno da Partita IVA, ma questi saranno tassati distintamente: il primo seguendo gli Scaglioni IRPEF che abbiamo appena visto mentre il secondo verrà assoggettato all’Imposta Sostitutiva del Regime Forfettario.

Riprendendo l’esempio precedente avremo la seguente situazione:

  1. sul Reddito da Lavoro Dipendente € 26.500,00 pagherai € 6.555,00 (€ 3.450,00 del I Scaglione + € 3.105,00 del II Scaglione).

Mi raccomando: ricorda sempre che un reddito come Lavoratore Dipendente maggiore a € 30.000,00 ti esclude per legge dall’applicazione del Regime Forfettario, quindi, nei tuoi calcoli, tieni sempre presente questo limite!

  1. sul Reddito da Partita IVA, mettendo ad esempio che tu faccia l’Affiliate Marketer e che la tua attività sia del tutto nuova ed estranea a quello che fai come dipendente andresti a pagare € 488,00 (€12.500,00 di fatturato x 78% di Coefficiente di Redditività x 5% di Imposta Sostitutiva con Bonus StartUp).

Anche per il funzionamento dell’imposizione nel Forfettario ho preparato una piccola infografica, di modo da farti seguire il discorso con minori intoppi possibili! 😉

lavoro dipendente e partita iva forfettaria

Per chiudere il nostro discorso vorrei fare con te un piccolo ragionamento.

Di sicuro avrai subito notato che c’è una bella differenza tra il Caso di Partita IVA con Regime Fiscale “Normale” e Regime Fiscale Forfettario con Bonus StartUp: ben € 4.096,00 in meno di imposte da pagare!

Ciò non comporta che il Regime da preferire sia sempre il Forfettario!

Già solo il non poter applicare il Bonus StartUp farebbe alzare l’Imposta dell’Attività a € 1.463,00, facendo diminuire il risparmio. Allo stesso modo una situazione familiare particolare potrebbe generare una diminuzione delle imposte per quanto riguarda l’IRPEF.

Inoltre nella scelta di un Regime Fiscale bisogna valutare anche l’impatto che ha sul tuo Modello di Business, sulla tua tranquillità psicofisica, sui rischi di cui ti fai carico e soprattutto sulle possibilità che potresti negarti per risparmiare del denaro.

Fare i calcoli per capire al meglio cosa più ti conviene è lungo e complicato è, se non fatto bene, potrebbe essere del tutto inutile… quindi se hai bisogno di aiuto per la pianificazione fiscale della tua attività lascia un commento qui sotto o, se dovesse essere una situazione troppo complicata e/o riservata, prenota una consulenza approfittando dell’offerta speciale riservata per i lettori di Marketers! 🙂

Tornando al nostro discorso abbiamo ancora qualcosa in sospeso, ti ricordi?

Questa “cosa” lasciata in sospeso si ricollega a un’ultima domanda che mi viene sempre richiesta parlando di costi ed agevolazioni per chi svolge contemporaneamente un Lavoro Dipendente e ha una Partita IVA:

E per quanto riguarda i Contributi? Devo pagare due volte l’INPS?

Anche qui la risposta è Dipende.

Innanzitutto è certo che ogni normale Partita IVA individuale deve obbligatoriamente versare i Contributi Previdenziali, iscrivendosi alla Gestione INPS di competenza. La gestione dei Contributi per la pensione è infatti gestita, ad eccezione che per i Professionisti iscritti ad un Ordine Professionale, dall’INPS tramite tre canali distinti: Gestione Separata, Gestione Commercianti e Gestione Artigiani.

La Gestione Separata si rivolge a tutti i Professionisti “Senza Albo”, cioè quei soggetti che svolgono una Professione per la quale non esiste un Albo stabilito dalla legge. Identificare se fai parte di questi soggetti è semplicissimo: basta controllare questa tabella fornita dall’INPS dove sono segnalati tutti i codici ATECO che possono iscriversi alla Gestione Separata. 😉

Il metodo di calcolo dei Contributi per la Gestione Separata è molto semplice: basta moltiplicare il reddito imponibile del Professionista per l’aliquota di contribuzione fissata per legge.

Chi svolge contemporaneamente un Lavoro Dipendente e ha una Partita IVA deve necessariamente iscriversi e pagare con l’aliquota del 24% sul reddito imponibile (con un lieve risparmio, almeno per il 2017, dell'1,72% in meno rispetto a un Professionista senza Albo con la sola Partita IVA).

La Gestione Commercianti e la Gestione Artigiani si rivolgono a tutti quelli che decidono di intraprendere un’attività Imprenditoriale o un’attività Artigiana.

Bada bene che anche le attività Professionali di cui abbiamo appena visto possono essere inquadrate come attività imprenditoriali, chiedendo l’Iscrizione alla Camera di Commercio (che comunque potrebbe esserci rifiutata). Vedrai che questa piccola dritta ti sarà utile tra un po’ per pianificare come si deve il tuo Profilo Fiscale! 😉

Gli Iscritti alla Gestione Commercianti e alla Gestione Artigiani sono obbligati, nonostante abbiano anche loro una percentuale di contribuzione stabilita per legge, a versare una somma fissa a prescindere dal reddito percepito: il cosiddetto Minimale IVS.

I Lavoratori Dipendenti che contemporaneamente hanno una Partita IVA possono essere esonerati dall’Iscrizione alla Gestione Commercianti, e non pagare nessun ulteriore contributo, se si verificano contemporaneamente due presupposti:

  1. Il Reddito da Lavoro Dipendente è Prevalente su quello da Impresa/Artigiano. Tale Prevalenza va valutata sia in termini economici (guadagni di più) che che temporali (occupa una maggior parte del tuo tempo lavorativo);
  2. Il Contratto di Lavoro è a Tempo Indeterminato e Full Time. In realtà l’INPS potrebbe sancire l’esonero anche per casi di Contratto di Part-Time ma è un caso molto complesso da gestire e dipende fondamentalmente da quanto stabilito dalla Direzione Provinciale INPS e dalla discrezionalità del funzionario che prende in carico la pratica.

Non di rado succede che la stessa identica situazione sia valutata compatibile all’esonero della Sede INPS di una provincia e assolutamente incompatibile in una Provincia diversa.

Purtroppo per quanto riguarda gli artigiani questa possibilità non è prevista in nessun caso , in quanto l'Attività Artigiana è sempre considerata prevalente.

Riprendendo quindi quanto ti ho fatto notare in precedenza potrebbe essere molto vantaggioso, ai fini del risparmio contributivo, richiedere l’Iscrizione come Attività Imprenditoriale presso la Camera di Commercio anziché svolgere l’attività come Professionista. Vantaggio che è molto maggiore se la tua Partita IVA appartiene al Regime Forfettario, ne parlavo in un #FiscalTip di qualche tempo fa sul gruppo Facebook di Marketers (se non sei iscritto fallo subito, è gratuito e offre una serie di consigli, soluzioni e opportunità).

L’unica pecca di questo risparmio è che, per tutti i nati dopo anni ‘70 del secolo scorso potrebbe rivelersi penalizzante, sul lungo termine, ai fini pensionistici.

A partire dagli anni ‘90 infatti sono cambiati i metodi di calcolo della pensione e tutti i lavoratori rientranti in quella serie di riforme “per intero” vedranno calcolata la propria pensione unicamente in base ai contributi versati. Quindi versare Meno Contributi oggi significa avere una Pensione più Bassa domani.

Spero che questo Articolo abbia soddisfatto tutti i tuoi dubbi, e ti abbia fornito dei buoni spunti su come portare avanti il tuo progetto imprenditoriale.

Se così fosse ti chiedo per cortesia di condividerlo tra i tuoi amici, di modo sia che tu possa essere d’aiuto tanto alle loro vite e aspirazioni quanto a me che ho speso tante energie e tanto tempo per poter scrivere quello che hai appena letto e che ti è stato tanto utile.

Se invece avessi dei dubbi chiedi pure qui sotto tra i commenti, scrivimi un messaggio (in apertura dell’articolo ci sono ben tre modi per contattarmi), o approfitta dell’offerta speciale riservata ai lettori di Marketers. 😉

Lunga Vita e Prosperità,

Ivan 🖖🏽.

Ivan Fichera

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