HomeNewsLa cura del Feed delle notizie di Facebook e le diete informative
  • News
  • 04 Feb 2019 (Aggiornamento)

La cura del Feed delle notizie di Facebook e le diete informative

Il modo in cui viviamo il web oggi è in gran parte determinato dagli algoritmi. Gli algoritmi di ricerca…

La cura del Feed delle notizie di Facebook e le diete informative

Il modo in cui viviamo il web oggi è in gran parte determinato dagli algoritmi. Gli algoritmi di ricerca determinano i risultati che vediamo. Gli algoritmi di targeting decidono quali annunci vengono mostrati. Gli algoritmi sui servizi di social media selezionano quali contenuti sono disponibili per i nostri feed di notizie, cosa rendere visibile e cosa tenere nascosto sulla nostra bacheca.

L’estensione di Firefox per la cura delle diete informative.

Finora l’unico strumento disponibile per tracciare la selezione delle notizie sul nostro feed è un’estensione per Firefox, grazie alla quale chi la scarica può analizzare e tracciare il flusso di post e notizie sul suo feed. L’estensione è stata creata grazie anche alla collaborazione di Claudio Agosti, alias “Vecna”, programmatore e hacker italiano che collabora con la world wilde web foundation. La fondazione ha curato recentemente una ricerca sulle cosiddette “diete informative” degli utenti.

Fbtrex è un progetto sperimentale di valutazione degli algoritmi di personalizzazione utilizzati da Facebook, per organizzare il flusso informativo nelle timeline degli utenti. Ha l’obiettivo di migliorare la trasparenza degli algortimi mettendo a disposizione opendata per aiutare ricercatori e utenti a capire come questi algoritmi inflenzano i comportamenti sociali.

Dalla sua ascesa nel 2004, Facebook è diventato il più grande servizio di social networking online, raccogliendo quasi 2 miliardi di utenti attivi al mese. I dati risultanti generati dalla comunità rendono estremamente difficile per gli utenti acquisire ed elaborare informazioni rilevanti in modo significativo. Per superare il problema del sovraccarico di informazioni, Facebook ha iniziato a implementare gli algoritmi di personalizzazione.

Gli algoritmi di personalizzazione sono strumenti per personalizzare le informazioni, determinandone l’importanza per un utente specifico. Sulla base dell’identità e delle interazioni degli utenti, vengono preferiti specifici bit di informazione, mentre altri sono nascosti dalla sua vista. Implementando questo meccanismo di filtro, Facebook garantisce che ciascun utente possa avere un’esperienza significativa del servizio, invece di gestire un flusso di informazioni non organizzato.

Il problema della personalizzazione algoritmica

Il design degli algoritmi di personalizzazione non è solo un problema tecnico, ma politico. Gli algoritmi di personalizzazione non sono necessariamente cattivi, basti pensare all’algoritmo Google. Sono “solo” i cattivi algoritmi di personalizzazione che rendono tutto più complicato.

È ormai certo che l’utente non ha alcun controllo attivo su ciò a cui è esposto. Il suo feed è regolato dall’algoritmo secondo la sua identità digitale. Tuttavia, il filtraggio porta alla creazione di una bolla, un insieme di sole informazioni che corrispondono strettamente alle sue preferenze.

Questo fenomeno noto come “camera dell’eco” diminuisce l’autonomia degli utenti nel compiere scelte informate. Riducendo la qualità e la varietà delle informazioni che l’utente consuma nella sua bolla personale, la sua capacità di valutare criticamente e trattare opinioni contrarie, specialmente nel contesto di dibattiti pubblici, è potenzialmente danneggiata.

Il filtro di Facebook agisce sulla base di un’identità che è considerata fissa attraverso diversi contesti: molte interazioni, un filtro. Ma le interazioni che danno forma all’identità degli utenti sono molto più contestuali rispetto a ciò che viene effettivamente considerato.

Come individui sappiamo che le informazioni condivise in alcuni contesti sono spesso inappropriate, per condividerle in un altro. Ecco perché abbiamo aspettative di divulgazione diverse dello stesso bit di informazione rispetto a situazioni o persone diverse. La nostra capacità di tenere traccia del flusso di informazioni che inviamo e riceviamo attraverso diversi contesti è ciò che rende la privacy preziosa per la nostra autonomia individuale.

Tuttavia, dato il trattamento dell’identità di Facebook gli algoritmi di personalizzazione tendono a filtrare le informazioni importanti in un contesto solo, perché non rilevanti in base al profilo generale, potenzialmente danneggiando la nostra capacità di esercitare le nostre preferenze sulla privacy e riconoscere il suo valore personale e sociale.

Gli algoritmi di personalizzazione di Facebook non sono ancora aperti al controllo pubblico. Ma il pubblico ha il diritto di richiedere una divulgazione trasparente delle regole con cui quegli algoritmi modellano silenziosamente il modo in cui gestiamo le informazioni, sia come individui che come società. Questo non è solo prezioso per individui e società, ma anche per Facebook stesso. Nel lungo periodo, infatti, l’effetto di tali algoritmi può potenzialmente compromettere il valore delle partnership commerciali di Facebook. Infatti, costringendo le preferenze degli utenti gli algoritmi di personalizzazione potrebbero “creare” un tipo di cliente ostile alla pubblicità di quei prodotti che non si “adattano” alle aspettative di identità profilate dall’algoritmo.