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  • 01 Feb 2019 (Aggiornamento)

Fino a che punto Google sa quello facciamo? Ben oltre quel che immaginiamo

Molte persone hanno modificato le loro impostazioni su Facebook quando si è scoperto che alcune app di terze parti…

Fino a che punto Google sa quello facciamo? Ben oltre quel che immaginiamo

Molte persone hanno modificato le loro impostazioni su Facebook quando si è scoperto che alcune app di terze parti hanno violato, letto, studiato e utilizzato i nostri dati.

Molti utenti allarmati si sono posti domande del tipo:

Facebook ascolta le mie telefonate? Oppure, quanta proprietà effettiva ho sui miei dati? Alcuni si sono affannati per disattivare il rilevamento della posizione, scaricare il file con i dati rilasciati alla piattaforma, eliminare alcune app.

Gli utenti che hanno scaricato il file con i dati si sono resi facilmente conto che Facebook detiene una quantità di informazioni rilevanti su ognuno di noi, e si sono premurati di disattivare alcune impostazioni.

Ma i social network e gli strumenti online in genere, sono fatti per raccogliere informazioni su ogni singolo utente e disporli in dati aggregati. E i dati non sono solo date e luoghi di nascita. Su Google, per esempio, la possibilità di salvare la cronologia delle posizioni del dispositivo mobile è giustificata dal fatto che l’utente può personalizzare al meglio le sue mappe, anche sulla base dei consigli sui luoghi che ha visitato.

Solo che l’utente può anche disattivare la cronologia delle posizioni, ma le API dei servizi Google mobile, come maps e browser, potrebbero continuare a memorizzarle automaticamente, secondo quanto dice un recente rapporto dell’Associated Press (AP).

Perché Google vuole sempre memorizzare le informazioni sugli spostamenti degli utenti?

Gli utenti che dalle impostazioni dell’account Google mettono in pausa la funzione cronologia delle posizioni, ricevono un messaggio che dice: “alcuni dati sulla posizione potrebbero essere salvati come parte della tua attività svolta su altri servizi Google“.

Le informazioni sull’attività svolta su web e app sono raccolte grazie ad un’impostazione che si chiama attività web e app. L’Attività web e app è un’impostazione separata che Google utilizza per tracciare e salvare le query di ricerca e altri comportamenti che gli utenti svolgono nelle singole app Google, ad esempio Home assistent o Google Maps.

Google, come Facebook, affermano che il tracciamento e il salvataggio di quest’attività, che può anche essere sospesa ma solo dopo un intervento separato da cronologia della posizione, è necessaria per fornire risultati di ricerca più rapidi e pertinenti alle intenzioni e necessità dell’utente. Ed è vero!

Ma proprio per questo è un’attività che si presta a fornire informazioni aggregate agli inserzionisti, per posizionare la loro pubblicità a pagamento. Proprio come fa anche Facebook con l’uso dei dati aggregati degli utenti, utilizzati per posizionare gli annunci pubblicitari nei loro feed.

Per la verità, Google riesce certamente a monitorare l’attività degli utenti loggati all’account. Resta ancora poco chiaro cosa sia in grado di tracciare del comportamento degli utenti che navigano senza aver effettuato il login all’account.

La forza delle query di ricerca dettate all’assistente vocale

Google tiene traccia di ogni singola query che gli utenti digitano sul suo motore di ricerca e su ogni dispositivo al quale l’utente è connesso, sia da Android sia da iOS.

Con l’avvento degli assistenti vocali come Google Home, le domande degli utenti possono sembrare innocenti o irrilevanti. Ma anche chiedere com’è il tempo significa rilasciare un’importante informazione sulla posizione o su dove si trovano prevalentemente, dando a Google la possibilità di monitorare gli spostamenti dell’utente.

Un’informazione del genere, combinata con le cronologie di ricerca dello stesso utente su altri dispositivi, fornisce a Google un’informazione sufficientemente vera (e da vendere ad un potenziale inserzionista) su dove potrebbe essere o andare, anche contro la stessa volontà dell’utente. Ed ecco che le cose cominciano a diventare complicate.

L’indagine dell’Associated Press ha rilevato che se un utente disattiva cronologia delle posizioni ma si sposta loggato all’account Google, è comunque possibile ricostruire la mappa interattiva delle sue posizioni e delle ricerche che da quelle posizioni ha fatto sul motore.

Ma la cosa rilevante è che Google registra l’informazione della posizione su alcune app, come Assistant o Maps, anche se non le stai usando e le associa ad alcune attività o query digitate sul motore. In partica, parrebbe che le impostazioni di alcune app sono progettate per rilevare informazioni come la posizione, anche se non sono in quel momento utilizzate. Così come avviene per l’App Google Maps (prova ad andare a vedere quali sono le tue impostazioni).

Ma anche se le impostazioni fossero davvero disattivate e Google non potesse associare la posizione ad attività specifiche, alcune ricerche condotte dagli utenti possono comunque fornire informazioni sufficienti a dedurre la sua posizione generale. In quel caso ecco che Google può sempre fornirgli informazioni sulle attività commerciali nelle sue vicinanze. L’utente può sempre disattivare queste impostazioni, ma quanti sono quelli consapevoli di tutto questo?