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Elezioni presidenziali del 2020: qual è la strategia di Trump?

Le elezioni presidenziali del 2020 si avvicinano. Trump punta nuovamente sui Social Media, artefici del suo successo nel 2016.

Elezioni presidenziali del 2020: qual è la strategia di Trump?

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Internet ha avuto un ruolo decisivo nelle elezioni americane del 2016. La campagna che ha portato alla vittoria di Donald Trump è stata più volte esaminata in maniera approfondita per comprendere il ruolo dei Social sull’esito finale.

Dopo le elezioni di metà mandato (svoltesi nel novembre del 2018), il focus si sposta adesso sulle presidenziali del 2020, in occasione della quali il presidente Trump si presenterà nuovamente come candidato.

La strategia di Trump per il 2020

L’agenzia di comunicazione Bully Pulpit Interactive ha diffuso online un grafico che riporta i budget finora spesi in Facebook e Google Ads da parte dei politici americani.

I dati raccolti riguardano il periodo che va da fine dicembre 2018 al 10 marzo.

Vediamolo di seguito.

Spesa advertising dei politici americani per le elezioni del 2020

Salta immediamente all’occhio l’enorme differenza di budget speso tra Donald Trump (primo della classifica) e il politico in seconda posizione: la democratica Elizabeth Warren.

Non solo: la spesa totale di Trump in Facebook e Google Ads corrisponde a quasi il doppio del budget investito dagli altri politici presi in esame.

È un livello di investimento senza precedenti in questa fase iniziale (della campagna elettorale NdR), specialmente da parte di un Presidente in carica” afferma Mike Schneider, partner di Bully Pulpit Interactive.

E aggiunge:

Trump ha speso almeno 13 milioni di dollari in media digitali a partire da maggio 2018 e oltre 4,5 milioni solo nel 2019“.

Facebook è la piattaforma preferita

La quantità di budget investita in Ads su Facebook supera di gran lunga quella destinata a Google. In generale infatti ciascun candidato sta spendendo su Facebook Ads il triplo della cifra investita su Google Ads.

A tal proposito interviene Jessica Alter, co-founder di Tech for Campaigns, la quale afferma:

Se vuoi raggiungere elettori reali, devi andare dove si trovano, cioè su Facebook e sulle piattaforme consociate (WhatsApp, Instagram, Messenger)“.

Chi gestisce la campagna di Trump?

Il suo nome è Brad Parscale, consulente digitale e specializzato in analytics e audience targeting, ha già dato il suo contributo durante le presidenziali del 2016.

Brad Parscale

Potrebbe essere interessante soffermarci su alcune delle strategie messe in atto da Parscale nel 2016.

Una delle prime tattiche di Parscale fu quella di puntare sulla promozione di contenuti video. Dopo una serie di test, arriva la svolta: Parscale si accorge che l’utenza di Facebook sta lentamente cambiando, l’età media è in aumento e sempre più utenti provengono dalle zone rurali degli USA.

Si trattava esattamente del target a cui Trump avrebbe dovuto puntare, per vincere le elezioni.

Project Alamo

Parscale e la sua azienda danno allora il via a Project Alamo, che coinvolse un centinaio di addetti ai lavori e che si svolse in totale segretezza.

Il risultato fu la creazione di un database contenente informazioni sugli elettori (dati demografici, interessi, affinità), utilizzate in seguito per le campagne di advertising online.

La campagna di fundraising

Tra i successi legati a Project Alamo, la raccolta fondi che portò nelle casse della campagna Trump ben 250 milioni di dollari fu sicuramente uno dei maggiori.

In occasione della campagna di fundraising si sfruttò a pieno Facebook come strumento di advertising.

Grazie al database era possibile contare su una grossa quantità di informazioni che permisero di segmentare l’audience di riferimento in maniera abbastanza precisa da intercettare quel bacino di utenza più simile all’elettorato di Trump.

Inoltre, dopo aver convinto l’utente ad effettuare una donazione, le sue informazioni venivano salvate all’interno del database, che diventava sempre più accurato col passare del tempo. In questo modo, era possibile andare ad intercettare nel futuro quell’utente già convertito, per invitarlo a fare una seconda donazione.

Lo stesso Parscale ha brevemente commentato, dopo le elezioni, il suo funnel:

Vedi un ad su Facebook e doni 5 dollari. Ora sei all’interno del mio sistema e non è (più) efficiente per me ricevere soldi da te tramite Facebook, in quanto dovrei sostenere un altro costo. Quindi sfrutto altri mezzi; cellulare, email e altre operazioni per farti fare altre donazioni.

L’azienda di Parscale, in occasione delle elezioni del 2016, ha ricevuto un compenso pari a 94 milioni di dollari e – dato il successo ottenuto – egli stesso è stato riconfermato Campaign Manager per il 2020.

Conclusioni

La strategia messa in atto da Parscale e dai suoi collaboratori non sembra in realtà particolarmente complessa. I fattori critici che ne hanno decretato il successo sono riassumibili in due punti fondamentali:

  • Folta base di sostenitori e attivisti sempre in prima linea.
  • Disponibilità di budget enormi (diretta conseguenza del primo punto).

Senz’altro, la presenza di un grosso numero di sostenitori è dovuta alla figura di Trump, capace di polarizzare le opinioni per gran parte delle discussioni politiche.

A sostegno di questa tesi, il commento di uno dei sostenitori storici (di cui non sappiamo il nome), ora membro del team Trump 2020:

La spesa (in advertising NdR) può scalare solo con grandi performance. Abbiamo un grande team, con cui collaboriamo dal 2016. Ma soprattutto abbiamo Donald Trump; nulla scala e converte come Trump.”