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Copymastery: un E-commerce da 0 a 250k annui

In questo Case Study tratto dalla Community di Copymastery, Pasquale Corvino racconta di come abbia generato ben 250k all’anno…

Copymastery: un E-commerce da 0 a 250k annui

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In questo Case Study tratto dalla Community di Copymastery, Pasquale Corvino racconta di come abbia generato ben 250k all’anno grazie ad una comunicazione efficace ed alla costruzione di una community.

Per scoprire come ha fatto, continua a leggere il post.

E-commerce da 0 a 250k annui grazie a Copymastery e 2k di investimento

Doveva essere un cliente rifiutato.

Non sto scherzando, gli avevo comunicato che non c’erano le condizioni per lavorare insieme.

Perché?

Io di professione faccio l’e-commerce advertiser e quando ti ritrovi un e-commerce dove:

    • non è possibile mettere mano al codice in nessun modo
  • i processi di checkout sono incredibilmente complessi

è praticamente impossibile lavorare per un advertiser per e-commerce.

Il giorno dopo, però, ricevetti un’altra telefonata sempre dal cliente rifiutato nella quale mi diceva:

Pasquale, ti do dei soldi da buttare. Non mi aspetto nessun risultato, ma se si muove qualcosa dopo il mio matrimonio rifacciamo l’e-commerce e faremo advertising”.

Decido di accettare, anche perché il settore mi intriga.

Il prodotto : un E-commerce di forniture per lavanderie.

Target sotto-digitalizzato e settore in forte contrazione.

Inizio a studiare il mercato ed il target come mio solito.

Come fare ad avviare un e-commerce senza possibilità di fare Advertising nel senso classico del termine?

Semplicissimo: creo il “Marketers” dei lavandai.

Facebook Ads e telefonate ai clienti offline per entrare in un gruppo dove divulgheremo informazioni sui metodi di lavaggio attraverso dei video.

Tutto bello, i video piacevano, ma zero risultati nei primi 3 mesi.

C’era qualcosa che non funzionava. La community non decollava.

Il “metodo” da advertiser non funzionava.

Ciò che notai fu che:

    • Non bastava conoscere le informazioni utili ai lavandai.
    • Non bastava conoscere gli obiettivi e il loro “pain” sui prodotti e sui macchinari.
    • Non bastava conoscere i competitor e lavorare sul posizionamento.
  • Non bastava conoscere la customer journey dei clienti.

Bisognava andare più in profondità.

Ed è qui che entra in gioco l’illuminazione di Copymastery.

In particolare avevo individuato alcuni punti salienti in Copymastery che secondo me avrebbero fatto la differenza nel mio caso:

    • Dovevo trovare un nemico della community
    • Cosa bloccava i lavandai dal partecipare alla community
  • Perché avevamo creato la community e perché loro si dovevano fidare di noi.

Quindi un giorno decisi di fare un breve sondaggio e, soprattutto, ho chiesto di lasciare il numero di cellulare se interessati ad una telefonata di approfondimento.

23 lavandai si dicono disponibili a parlare, ed è lì che ricevo delle informazioni davvero importanti.

Scoperta numero 1

Di gruppi ne esistevano già tanti (e questo lo sapevo), ma tutti mettevano in un unico calderone lavandai tradizionali e gestori di lavanderie self.

Tra i due gruppi l’astio era alle stelle.

Scoperta numero 2.

Uno dei nemici più grossi per i lavandai eravamo noi.

Tutte le aziende, secondo loro, hanno il grosso fardello di aver commercializzato prodotti professionali anche in attività commerciali che non erano lavanderie.

A loro dire questo era uno dei motivi della crisi delle lavanderie.

Inoltre tutte le azienda nei loro meeting avevano il grosso problema di creare corsi di formazione spiccatamente con l’obiettivo di vendere i macchinari.

Scoperta numero 3.

I lavandai si sentono (e sono) artigiani.

Quindi cosa ho fatto?

Step numero 1:

    • prendere il gruppo di 1000 lavandai che si era creato e scinderlo in 2 gruppi.
    • Gruppo A = lavandai tradizionali
  • Gruppo B = lavanderie self

Ed il gruppo originario? “Mercatino delle lavanderie” ovviamente.

Sapete questo a cosa ha portato?

I lavandai hanno iniziato a chiedere consigli su come lavare i capi alla community ed ogni post riceveva, alcune volte, anche centinaia di risposte. In pratica la community si auto-alimenta!

Step numero 2

Spiegare ai lavandai che la commercializzazione dei prodotti professionali non era nelle nostre prerogative ed abbiamo annunciato che stiamo preparando prodotti di produzione nostra altamente professionali ed efficaci che venderemo solo ed esclusivamente ai lavandai perché “noi sappiamo quanto vi infastidisce ritrovare prodotti professionali in negozi non specializzati”.

Questa semplice cardine della nostra comunicazione ha portato ad un’opera di riposizionamento incredibile: adesso i nemici sono le altre aziende e non noi.

Noi siamo “diversi”.

Inoltre abbiamo preparato un evento evento prettamente formativo dove hanno partecipato più di 200 lavandai provenienti da tutta Italia e credo che sia un bel risultato per una piccola azienda conosciuta solo a livello locale.

Inoltre, nei gruppi di lavandai tradizionali e self NON facciamo nessun tipo di pubblicità e postiamo prodotti solo nel gruppo mercatino.

Step numero 3

Incentrare nella nostra comunicazione l’idea che l’azienda, in un mondo sempre più dominato dall’automazione, ha a cuore l’artigianato.

Abbiamo rafforzato questa idea con il fatto che il nuovo titolare è un giovane che ha deciso di continuare l’attività del padre (questo è un “why” che mi sembrava debole, invece ha suscitato molto favore tra i lavandai).

Avendo ricreato tutta la strategia comunicativa ed avendo capito a fondo il target mancava un ultimo tassello.

Un lavandaio di 70 anni mi scrisse che lui voleva acquistare sul nostro negozio “di internette”, ma non lo sapeva fare.

Quindi ho fatto un bel video di 3 minuti dal titolo “come acquistare sul negozio online” e via!

Dopo i primi 3 mesi di zero assoluto in termini di fatturato, il quarto mese 8k di fatturato, il quinto mese 15k ed adesso siamo stabili sui 20k di fatturato mensile.

A tutto questo bisogna aggiungere tutti i macchinari venduti perché l’e-commerce vende solo prodotti.

Non posso avere il dato preciso, quindi non voglio sparare numeri a caso.

Purtroppo non è uno di quei casi studio dove con una Facebook Ads si fanno 18 milioni di euro, ma credo che seppur con numeri “modesti” si comprenda in pieno la potenza di riuscire a comunicare efficacemente.

E’ stato fatto ciò che in pochi avrebbero reputato possibile (sono stato fortunato in questo).

Abbiamo usato Facebook per il B2B.

Abbiamo convinto un target anziano e sottodigitalizzato ad acquistare su un e-commerce fatto con i piedi.

Tutto questo ha richiesto 2k euro in advertising.

Profit netto circa 70k.

Adesso quella community rappresenta un asset aziendale e non si spegnerà con lo spegnersi di una campagna.

Non basta creare un gruppo, bisogna parlare nel modo giusto ai suoi componenti.

E’ questo il trucco!

Spero tra qualche tempo di potervi portare un caso studio simile ancor più esplosivo.

P.S. Il titolare si è finalmente sposato e mercoledì prossimo iniziamo a pianificare la costruzione del nuovo e-commerce.

P.P.S. Uno dei motivi che mi ha portato a scrivere quest’articolo è un semplice fatto:

spesso vedo ragazzo essere “insicuri” delle loro competenze e tendono a lavorare davvero per pochi spiccioli.

Vedete roba fantasmagorica in quello che ho fatto? Ho utilizzato supermega tecniche di advertising oppure di web analytics? NO.

E’ “bastato”comunicare efficacemente

Conclusioni

In questo illuminante Case Study abbiamo capito quanto una corretta comunicazione possa fare la differenza, ma soprattutto, quanto sia fondamentale conoscere il proprio pubblico di riferimento attraverso un reale scambio di opinioni e pareri.

Per altri Case Study del genere, ti invito ad entrare nel Gruppo Facebook Copymastery | Marketers nel quale troverai davvero una miriade di spunti per migliorare la tua comunicazione online ed offline!

Per restare aggiornato e non perderti i prossimi Case Study, ti invito a lasciare la tua migliore email qui sotto così da essere informato istantaneamente!

Insomma, non vorrai mica perderti la possibilità di fare 250k all’anno, no?

Ci leggiamo alla prossima!