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Cos'è e come funziona il Personal Branding

Cos'è e come funziona il Personal Branding? Cosa vuol dire veramente “essere un brand”? Non è il termine brand che mi preoccupa, quanto l’idea di associarlo ad una persona, una psicologia, uno stile sociale, un turbine di emozioni e convinzioni che alterano l’output in maniera non del tutto razionale.

Immagina di dare anima al logo della Coca-Cola: come si venderà oggi se ha le p#-#e girate? E se litigasse con la sua amica etichetta rossa, con che umore starebbe lì sullo scaffale a vendersi?  Figuriamoci se fosse un meteoropatico! Certo, la razionalità può aiutarci a placare gli istinti, ma se frequenti un minimo la crescita personale sai che la differenza tra successo ed insuccesso è data dall’allineamento tra i tuoi obiettivi e le tue emozioni.

L’uomo fa rebranding di sé mediamente due volte all’anno, “cambia font” ogni giorno, evolve ogni ora, si emoziona in ogni istante. Per contro un brand è efficace solo se sa ispirare sicurezza, certezza, e dimostrare una propria identità unica e sempre uguale a se stessa. Come può dunque l’essere umano “essere un brand”?

Non è difficile se si ha consapevolezza di queste 5 regole.

Cos'è e come funziona il personal branding? Le 5 regole fondamentali

1.  Non si può “fare” il brand, si può solo “essere” un brand

Il punto saldo del nostro essere brand è la profonda centratura tra chi siamo e cosa facciamo. Se volessi reinventarti brand in un ambito che non senti profondamente tuo, non sarebbero tanto le competenze il problema (perché con un po’ di sforzo potresti acquisirle in qualche modo) quanto il conflitto con la tua vera identità, con quello che ritieni di essere e di dover dare al resto del mondo. La scollatura tra la l'identità ed il brand che sei emergerebbe in modo più o meno conscio tramite:

  • La sicurezza che infondi: la forma espositiva, anche se scritta e rimodulata dalle ottime doti di copywriter che sicuramente hai, parla profondamente di te. Puoi fare l’attore per un po’, ma prima o poi costruirai nella mente dei tuoi lettori quella che è la tua vera identità, e se stai fingendo o ti stai forzando, loro percepiranno sfumature di incoerenza, anche solo inconsciamente.
  • Il valore che riesci a dare: solo uno stato di piena realizzazione di te stesso ti consente di attivare tutte le tue risorse positive, tra cui la creatività costruttiva. E quindi solo così potrai dare con costanza il valore che i tuoi utenti/clienti cercano.
  • La forza che hai nel superare gli ostacoli e la determinazione nell’andare avanti (approfondisco nei punti successivi).

 

2. La missione personale è un punto saldo

Prova a farti queste domande: per cosa mi sento più predisposto? Che valore voglio portare al mondo, cosa voglio realizzare davvero nella vita? Quando avrò 90 anni, cosa mi farà capire se ho dato un contributo positivo all'umanità? Cosa devo realizzare per sentirmi soddisfatto?

Se hai chiara la tua missione personale, hai una strada spianata davanti a te, ed hai un carico di risorse mentali e fisiche inimmaginabili per chi invece vive alla giornata e senza un progetto. Questo, inoltre, ti garantisce più solidità e meno alterazioni dell’umore, qualunque cosa accada.

Personal branding

3. Pensa con ricchezza, elimina la scarsità

Non mi riferisco alla ricchezza economica, ma a tutto l’insieme di risorse psicologiche, emotive ed anche fisiche che hai a disposizione. Per costruire valore devi guardare agli strumenti che hai, non a quelli che ti mancano. Hai sicuramente caratteristiche distintive che possono fare la differenza. Hai una forma di pensare, di esprimerti, di crescere e di essere che è tutta tua, e può contribuire a fare vedere agli altri punti di vista differenti. Le competenze tecniche dovranno sempre rinnovarsi ed aumentare, ma ciò che sei e che puoi dare umanamente deve essere valorizzato e mai svilito.

 

4. Il valore che intimamente dai a Errori e Fatica

Se l’errore è una fonte di umiliazione, questo ti frenerà, fino anche a farti fermare. Trasformala in una fonte della crescita, di evoluzione, di apprendimento. Se noti o ti fanno notare un errore, anche se nella mente dell’interlocutore c’è un “sei proprio un imbecille!”, devi riuscire a concentrarti sullo spunto positivo e non sul senso di difesa del tuo ego. E se “sei” un brand, invece di “farlo”, ti viene tutto più facile.

Se fatica vuol dire sofferenza, allora non c’è allineamento tra te e il tuo brand (torno sempre sul punto 1). Fatica = realizzazione della tua missione. E quindi diventa una positiva forma di investire le tue energie.

Preciso che in questo ambito non basta tentare di auto-convincersi in modo artificioso. Per cambiare quelle che nel coaching definiamo “convinzioni limitanti” è richiesto un percorso di consapevolezza di sé. Ma puoi iniziare dal prendere atto di come vivi queste emozioni e da come queste influenzano i tuoi risultati.

 

5. Partire dall'emozione

Quando stai per creare un nuovo post, un video, una presentazione o un infoprodotto, non partire dall’elenco dei concetti o dal menu. Piuttosto meglio visualizzare l’emozione dominante che deve guidarti in questo lavoro. Puoi farlo ascoltando ripetutamente la canzone più giusta, cercando scrupolosamente l’immagine o il video ideale, o magari sognando ad occhi chiusi ciò che ti fa star bene. L’obiettivo è quello di provare dentro te in modo intenso l’emozione maggiormente potenziante rispetto all’obiettivo che ha il tuo lavoro. Quando sarai carico partirai come un treno, e tutto il progetto si srotolerà davanti a te come un tappeto rosso all’arrivo del Re.

 

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Luca

Luca Leandro

Manager e Coaching Trainee, appassionato da sempre di crescita personale. Ha fondato HomoIntraprendente.it, il blog italiano sullo sviluppo dei tuoi talenti e il risveglio della tua Intraprendenza naturale.

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