HomeProduttività7 lezioni che ho imparato dal Marketers World (e che dovresti conoscere)

7 lezioni che ho imparato dal Marketers World (e che dovresti conoscere)

Ciò che ho appreso durante il primo Marketers World e che anche tu dovresti leggere.

7 lezioni che ho imparato dal Marketers World (e che dovresti conoscere)

In questo post troverai le 7 lezioni che ho imparato al Marketers World e che possono essere utili per chiunque desidera lanciare il proprio progetto, si occupa di public speaking o vuole lavorare con persone straordinarie.

Che tu sia un imprenditore, un influencer o un creativo non importa. Imparerai delle lezioni che potranno fare la differenza nel tuo percorso professionale.

“Angelo preparati, domani sali tu con me sul palco davanti a 1000 persone okay?”

Il sangue mi si è raggelato nelle vene sentendo uscire queste parole dalla bocca di Dario.

Il Marketers World è l’evento annuale a cui partecipano centinaia di imprenditori digitali, startupper, influencer, creativi e aspiranti tali.

È l’evento dedicato a tutti coloro che desiderano intraprendere una carriera digitale.

E Dario mi aveva appena detto che sarei salito su quel palco.

Una vocina nella mia testa ha iniziato a pensare rumorosamente.

“Ma non hai mai fatto una cosa del genere!
Non ti sei preparato.
Non c’è abbastanza tempo.
E se sbagli?
Non ce la farai mai”.

Me la stavo letteralmente facendo sotto.

Non sapevo cosa mi aspettava, non sapevo come avrebbe reagito il mio corpo e cosa sarebbe successo.

Non fraintendetemi, amo Marketers dal primo momento che sono venuto a contatto con questo ecosistema.

Ho scoperto Dario Vignali dalla guida su “come scrivere contenuti straordinari”, sono stato suo compagno di viaggio sin dai suoi primi vlog e sono stato inseguito dal suo retargeting su Facebook.

“Sei il Manager del nostro Team Social (e Copywriter), in questi mesi abbiamo fatto un bel lavoro. Mi piacerebbe raccontarlo”

“Okay, ci sto”

E così il giorno dopo sarei salito su un palco che mi faceva sentire piccolo piccolo per raccontare il lavoro svolto nei mesi precedenti.

Un leggero brivido ha pervaso la mia schiena.

Ho iniziato a pensare a come avrei fatto a raccontare qualcosa di senso compiuto senza apparire banale, quali tecniche di memorizzazione potevo usare e qualche frase a effetto per stupire la platea.

Ho pensato a cosa avrei potuto dire, quali momenti imbarazzanti ci sarebbero stati e cosa fare in caso di silenzi imbarazzanti.

Poi ho detto stop.

Ho zittito quella fastidiosa vocina e mi sono chiesto:

“In fondo, cosa hai da perdere?”

Quella semplice scelta mi ha insegnato 7 lezioni che possono tornare utili a chiunque voglia migliorare da subito il proprio futuro professionale (e personale).

E oggi sono qui per condividerle con te che leggi.

Let’s go!

1.Non procrastinare, usa la Regola dei 3 secondi

“Appena finisce di parlare Max, sali tu okay?”

Il cuore iniziava a spingere nel petto. Le mani tremavano.

Toccava a me salire su quel palco sotto il peso di mille sguardi.

Come affrontare una situazione che il nostro cervello vorrebbe evitare a tutti i costi?

Per natura umana siamo portati a essere dei procrastinatori seriali.

Il 99% degli uomini tende a scrollare il proprio feed Facebook quando deve iniziare un lavoro (Fonte: la mia esperienza)

Il nostro sé narrativo riesce a buttar giù dei programmi di conquista del mondo spettacolari che puntualmente il nostro sé esperienziale distrugge miserabilmente.

Siamo portati a credere che più tardi/fra-poco/domani riusciremo a portare a termine ciò che ci è impossibile oggi.

Davanti a quel palco però non avevo scelta, non potevo mica girare i tacchi e andarmene.

Così ho utilizzato la regola dei 3 secondi.

Ho contato fino a 3.

1…2… Vai! Sono salito.

Ho impedito al mio cervello di avere il tempo per cercare scuse (tutte verosimilmente razionali)

Ho fatto il primo passo mentre pronunciavo il 2.

Vuoi sapere di più su questa regola?

Andrea Bottoni e Dario ne hanno parlato in questo video sul gruppo Facebook Marketers.

2. Fai qualcosa che ti faccia sentire piccolo

Tutti cercano la grandezza.

Voler essere un grande imprenditore, un grande leader o semplicemente un grande uomo.

Aspiriamo a essere la migliore versione di noi stessi. È naturale.

Ma fermo un attimo.

Ripensa a te stesso 5 anni fa.

Dov’eri? Cosa facevi? Quali obiettivi avevi?

In questi giorni è virale sui social la #10yearchallenge.

Sui profili Instagram o su Facebook le persone condividono una foto di loro stesse 10 anni fa e una di come sono adesso.

Molti si lasciano andare ai ricordi raccontando i cambiamenti che hanno affrontato.

Tra tutti c’è un elemento in comune.

Nessun cambiamento importante è avvenuto senza aver accettato di sentirsi scomodi.

Gli americani lo chiamerebbero “uscire dalla zona di comfort”.

Quando ero sul palco, mi sentivo piccolo in confronto a mille persone che mi scrutavano.

Non è vero che cambiare è facile, bello e divertente. Non credete a chi vuole raccontarvi questa favola per vendervi il proprio programma di crescita personale.

Cambiare richiede sacrificio, richiede sforzo e richiede di sentirsi piccoli.

E va bene così, sentirsi piccoli è la cosa più bella del mondo.

Perché non c’è niente che ti faccia sentire più grande, di far qualcosa che ti fa sentire davvero piccolo.

3. Non sei un impostore

La verità è che non ero pronto.

Non sapevo nulla di public speaking, di recitazione o di approccio al pubblico.

Non mi ero preparato nessuna slide, non avevo fatto il corso di Public Speaking con gli altri della Family e non mi sentivo in grado.

Tutti noi abbiamo una vocina nella testa che ci fa sentire inadeguati, stupidi e impostori.

C’è addirittura chi ha dato un nome a questa sensazione e l’ha chiamata sindrome dell’impostore.

In questi momenti ci sono due tipi di persone.

Quelli che si fanno bloccare da questa convinzione e coloro che agiscono per dimostrarle che si sbaglia.

In questi momenti mi piace pensare che tutti i più grandi uomini della storia sono partiti dal basso.

Nessun esperto lo è a 360 gradi in tutti i campi. Per essere un esperto non basta altro che “saperne un po’ di più” di coloro che stanno ascoltando.

Questo non è un invito a insegnare cose che si sono appena imparate da un esperto inglese e riproporle grossolanamente nel mercato italiano.

La forma che ho visto funzionare però è: “imparo, applico nel mercato, adatto, porto risultati e insegno”. E ripeto.

4. Odio e amore per la formazione

La cosa che amo degli eventi di formazione è che si susseguono diversi speaker durante la giornata.

La cosa che odio degli eventi di formazione è che si susseguono diversi speaker durante la giornata.

No, non sono pazzo.

Ho partecipato a moltissimi eventi di formazione in Italia e tutti si possono grosso modo classificare in due categorie.

Gli eventi in cui sul palco si alternano speaker anche molto diversi tra loro e gli eventi in cui c’è un solo speaker che spiega la sua verità durante tutta la serata.

Sono convinto che si possa imparare sempre qualcosa da tutti, ma ho sempre avuto la sensazione che a questi eventi mancasse qualcosa.

Quando partecipavo alla prima tipologia di eventi tornavo a casa con tanti spunti diversi che si concretizzavano in 6-7 idee da voler intraprendere e nessuna chiarezza su cosa scegliere.

Insomma tante idee e parecchia confusione.

Tornato a casa dalla seconda tipologia di eventi invece avevo un metodo.

Ero felice che qualcuno mi dicesse esattamente quale azioni compiere passo passo.

Quando lo applicavano iniziavano a saltar fuori i primi problemi.

“Devi usare questa tecnica, ma se non ho un budget così grosso da investire?”

“Okay, questo va bene per chi ha una fabbrica e un capannone, e io?”

“E se volessi applicare questo punto sul mio personal brand, mi sentirei a mio agio?”

Le risposte a queste domande spesso cadevano nel vuoto, per lasciar spazio al prossimo upsell post-evento.

Quello che è successo a Riccione è un qualcosa di completamente diverso.

Non ti nascondo che sono stato il primo a voler imparare dagli speaker.

Lavorando a distanza non sai mai nei dettagli a cosa stanno lavorando le altre persone.

Vederli raccontare quello su cui avevano lavorato per mesi e mostrare i risultati straordinari ottenuti è stato stupefacente.

E alla fine avevo un metodo.

Ho imparato come i migliori spiegavano le migliori strategie che fanno parte di un unico percorso.

Mi si è palesato quello che cercavo da anni.

5. L’unico modo per avere risultati straordinari

Ho sempre pensato di farcela da solo.

Ho sempre creduto che se mi fossi impegnato al 100% delle mie capacità e lo avessi desiderato ardentemente, ce l’avrei fatta a dispetto degli altri.

Solo con i miei sforzi, nient’altro.

Tutti lo crediamo.

La verità è che non siamo delle isole.

Nessun uomo di successo è riuscito a raggiungere risultati degni di nota senza le altre persone.

Certo, l’impegno e la determinazione nel lungo periodo pagano sempre. Ma non sono sufficienti.

Non credere alle frasi motivazionali del tipo “il tuo futuro dipende unicamente da te”.

Ti faccio un esempio.

In questo momento probabilmente starai leggendo da un computer o da uno smartphone i cui componenti sono stati fabbricati  in diversi Paesi asiatici da persone che non vedrai mai, assemblati in America e rivenduti in Europa, da altrettanti sconosciuti.

Per non parlare della rete mobile o Wi-Fi, dei servizi Bowser e dei software operativi.

Migliaia di persone hanno lavorato per permetterti di accedere a informazioni di questo tipo.

Il bello è che molto probabilmente non vedrai mai nessuna di queste persone.

Credi ancora di poter dipendere solamente da te stesso?

Siamo animali sociali.

Non voglio nemmeno parlare delle ricerche scientifiche che hanno dimostrato come la solitudine porti a devastanti danni a livello di psiche e corpo.

Siamo costantemente contaminati dalle persone nella nostra vita.

Una cosa di cui parla sempre Dario è la contaminazione.

È un concetto più evoluto rispetto alla classica “siamo la media delle 5 persone che frequentiamo”.

Questa frase non tiene in conto dei libri che leggiamo, i programmi che guardiamo e dei contenuti che troviamo online.

È molto semplice.

Le persone che ci circondano influenzano le informazioni che riceviamo, le azioni che compiamo e risultati che otteniamo.

La nostra scelta è da chi farci contaminare.

Questo è il nostro potere che possiamo decidere di esercitare ogni giorno.

Ecco perché lavorare in Marketers mi permette di confrontarmi ogni giorno con le persone straordinarie.

Poter apprendere, confrontarmi e crescere molto più velocemente di quanto abbia mai fatto.

6. Pianifica meticolosamente, agisci d’istinto

Gli imprevisti si susseguivano uno dietro l’altro.

Chi ha partecipato non si è accorto di nulla, gli sarà sembrato tutto facile e divertente.

Ma diciamoci la verità: organizzare un evento di una portata così grande non è semplice.

Non oso immaginare il numero di cose che possono andare storte.

Un ospite che perde il treno, la regia che sbaglia luci, speaker che stanno male…

Siamo stati completamente spericolati.

Tantissime responsabilità, cose da fare, cose che potevano andare storto.

Se ci pensi la vita dell’imprenditore non è tanto diversa.

Devi pianificare tutto nei dettagli, devi darti delle scadenze e aspettarti lo scenario peggiore possibile.

Dopodiché sperare per il meglio.

Okay, ci sei?

Ora che hai tutto organizzato, agisci d’istinto.

Quando si presentano gli imprevisti devi essere in grado di trasformarli a tuo vantaggio.

Devi avere la capacità di lamentarti poco, decidere in fretta e spesso.

Solo così potrai sperare di arrivare alla fine senza intoppi.

Ah, e ringrazia il punto 5 🙂

7. Non sei in competizione con nessuno

Ho sempre trovato fuori luogo la parola “concorrenza”.

Nel marketing viene usata così spesso da farti venire la nausea.

“Devi abbattere la concorrenza”

“Devi superarli e attaccarli nei tuoi materiali di marketing”

“Devi far capire chi è il leader rispetto alla concorrenza”.

Poi scopri che i migliori influencer sono quelli che sono cresciuti in un ecosistema di collaborazione.

Sono proprio quelli che davano per primi, ancor prima di ricevere.

(Per inciso, Gary Vee ha scritto un intero libro su questo concetto “Jab, jab, jab, right hook”)

Le migliori aziende sono quelle focalizzate sui propri 1000 true fan, non su quello che fanno i competitor.

I migliori corridori sono quelli che guardano avanti verso il traguardo, non a lato verso i propri avversari.

Ho sempre pensato che sia così anche nella vita.

La competizione non è con gli altri, ma con te stesso.

A fine World mi sentivo stanco, carico e felice. Mi sentivo una persona migliore.

Sicuramente c’erano persone più brave di me, persone che guadagnano cifre da capogiro, persone che sapevano padroneggiare la dialettica.

D’altro canto, in soli 3 giorni avevo imparato :

  • cosa c’è dietro l’organizzazione di un evento di così grande portata
  • come raccontare un evento
  • come parlare davanti a 1000 persone
  • i volti delle persone con cui lavoravo da mesi
  • come usare i social per raccontare i dietro le quinte

Mi sentivo lo stesso di prima ma un po’ più ricco.

Ecco che ho realizzato che non dovevo sentirmi meno di nessun altro.

L’obiettivo è essere una versione migliore di me stesso ogni giorno.

Hi friends 🙂

Angelo

Ps. Questa è stata la mia esperienza “dietro le quinte” del mio primo Marketers World. Mi piacerebbe ascoltare la tua se ci sei stato 🙂