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Comunicato stampa: comunicati autopromozionali vs comunicati NON autopromozionali

Perché in una strategia di digital pr dobbiamo prendere in considerazione la produzione di due tipologie di comunicati stampa…

Comunicato stampa: comunicati autopromozionali vs comunicati NON autopromozionali

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Perché in una strategia di digital pr dobbiamo prendere in considerazione la produzione di due tipologie di comunicati stampa (con un taglio autopromozionale e con un taglio NON autopromozionale)?

Le risposte a questa domanda sono diverse. La prima è legata a un aspetto molto importante: il valore delle informazioni rilevanti che possiamo dare a partire dai dati che abbiamo a disposizione e dalle nostre conoscenze.

Possiamo alternare i classici comunicati stampa che parlano della nostra azienda o della nostra professione, con comunicati stampa concentrati su alcuni aspetti del settore in cui operiamo, ponendoci come “fornitori di contenuti informativi”.

Per spiegarvi meglio la tipologia di questo contenuto, riporto qui di seguito un comunicato stampa non autoreferenziale che ho preparato per un blog di viaggi (creato a marzo 2017). La finalità era semplicemente quella di eseguire un piccolissimo test per capire i risultati mediatici che un contenuto di questo genere avrebbe ottenuto, dopo l’invio a un numero molto esiguo di testate (6 testate di viaggi).

Il risultato è stato 1 articolo ottenuto sulla testata TravelBlog (di Blogo) – su 6 invii a 6 testate differenti. (il numero degli invii è troppo piccolo per poter dare delle indicazioni precise, ma quello che mi/ci interessava comprendere era capire la validità del contenuto)

Ecco la prima parte del comunicato stampa prodotto.

Titolo: Le 7 mete più richieste per l’ecoturismo

Primo paragrafo del comunicato: Ecoway Travel e il blog Zaino in Viaggio svelano le 7 mete più richieste per viaggi legati all’ecoturismo, un turismo sostenibile, basato quindi sul rispetto delle popolazioni e degli ecosistemi dei Paesi visitati, con particolare riguardo per le attività di salvaguardia degli habitat e degli animali a rischio estinzione.

Dalla Costa Rica all’isola di Sao Tomè, dove è possibile vedere le tartarughe marine deporre le uova sulla spiaggia al chiaro di luna: ecco 7 Paesi in cui una eco-vacanza può aiutare l’ecosistema del luogo a migliorare sempre di più.

  • Costa Rica

Il Costa Rica è il paese dell’ecoturismo per eccellenza, leader nella promozione di un turismo rispettoso dell’ambiente, con il 5% della biodiversità mondiale al suo interno. Questo piccolo stato forma una strisciolina di terra che divide il Pacifico dal Mar dei Caraibi ed è quindi contornato da lunghissime spiagge tropicali perfette anche per fare surf… e sì, ci sono i bradipi!

  • Thailandia
  • Vietnam
  • Zimbabwe
  • Norvegia
  • Sri Lanka
  • Sao Tomè e Principe

(per ogni Paese era presenta una descrizione come per il Costa Rica)

Come vedete, ci siamo distaccati completamente dalla descrizione del blog e ci siamo concentrati solo sulla condivisione di contenuti informativi (abbiamo potuto riportare questi contenuti poiché era stata stretta una partnership con un’agenzia di viaggi che si occupa di ecoturismo e la responsabile aveva reso disponibili questi dati).

Questo distacco ci ha permesso di ottenere quella pubblicazione. Anche nella mail con la quale abbiamo inviato il contenuto non è stato inserito un accenno al blog e il focus era sul contenuto informativo.

Testo della mail: “Buongiorno,

in allegato un comunicato che segnala 7 mete richieste per viaggi legati all’ecoturismo, un turismo sostenibile, basato quindi sul rispetto delle popolazioni e degli ecosistemi dei Paesi visitati, con particolare riguardo per le attività di salvaguardia degli habitat e degli animali a rischio estinzione.

Dalla Costa Rica all’isola di Sao Tomè, dove è possibile vedere le tartarughe marine deporre le uova sulla spiaggia al chiaro di luna: ecco 7 Paesi in cui una eco-vacanza può aiutare l’ecosistema del luogo a migliorare sempre di più.”

Un altro esempio di comunicato stampa non autoreferenziale riguarda la startup Ottomedia Srl, cliente di Digitalpr.pro, che ha creato una mappatura dei business center italiani.

Così facendo, non ha proposto ai media un contenuto sulla propria realtà imprenditoriale, ma ha costruito un contenuto in grado di informare (inserendo comunque un riferimento alla propria azienda).

Ecco la parte iniziale del comunicato:

“Titolo: La nuova mappatura dei Business Center in Italia: nel 2018 sono 260 le strutture attive

Sottotitolo: Business in crescita, incremento della domanda e utilizzo dei canali online per incrementare il fatturato

Come si distribuiscono i business center italiani? Il fatturato è aumentato rispetto all’anno precedente? Gli imprenditori che gestiscono queste strutture, come utilizzano i canali social?

Le risposte a queste domande vengono fornite da Ottomedia Srl, startup innovativa modenese, che negli scorsi anni ha avviato i progetti ufficiarredati.it e ufficiotemporaneo.it.

Gianluca Mastroianni e Stefano Garuti, i due imprenditori alla guida di Ottomedia, hanno creato una mappatura dei business center in Italia (https://businesscenteritalia.it/), per scoprire tutti i numeri che controllano questa realtà, analizzando diverse metriche e restituendo una fotografia fedele del panorama dei business center italiani e della situazione in cui si trovano.

I numeri dei business center in Italia

Rispetto a tre anni fa, crescono le realtà italiane nel settore dei business center. Se nel giugno del 2015 erano 244 i business center presenti nella penisola, ad aprile 2018 ve ne sono ben 260.

Le capitali economiche rimangono Milano, che vanta il 21% del totale con 54 centri, e Roma, con ben 50 business center ed un’influenza del 19%. Aumenta anche la “dominance” di Lombardia e Lazio, che da sole rappresentano la sede del 45% delle realtà italiane. (…)

Il comunicato proseguiva con altri numeri e altri dati riguardanti il settore dei business center ed è stato ripreso anche da magazine come TTG Italia (punto di riferimento mediatico nel settore travel).

E anche in questo caso, nel testo della mail utilizzata per inviare il contenuto ai giornalisti, non erano presenti riferimenti a Ottomedia.

“Buongiorno,

vi scrivo per segnalarvi la realizzazione della nuova mappatura dei Business Center in Italia, che vede 260 strutture attive su tutto il territorio.

Il settore dei business center è in crescita, è presente un incremento della domanda e si è intensificato l’utilizzo dei canali online per aumentare il fatturato delle singole strutture.

In allegato trovate il comunicato stampa con tutti i dettagli e i numeri della ricerca”

Impostare una strategia con questa alternanza strategica di comunicazioni con tagli differenti permette di acquisire credibilità agli occhi dei media e del pubblico finale.

Domandarsi sempre: “al giornalista cosa può interessare?”

In una strategia di digital pr, quando andiamo a produrre dei comunicati stampa e, soprattutto, quando questa attività è continuativa, con lo sguardo focalizzato sul lungo periodo, chiediamoci sempre: “Ma per il giornalista/blogger/media/lettore, sarà davvero interessante quello che ho da dire su di me o sulla mia azienda?

Cerchiamo di rispondere a questa domanda in modo molto, molto sincero (anche se non è sempre facile).

Se dobbiamo comunicare la chiusura di un round di finanziamento per la nostra startup, oppure se stiamo per assumere nuove figure professionali o se stringiamo una partnership con un’azienda che ci consentirà di realizzare un determinato prodotto o servizio (che risolve un problema reale), allora sì, questo potrebbe certamente interessare.

Così come se proviamo a raccontare la nostra storia imprenditoriale (sempre che abbia degli elementi mediaticamente interessanti) oppure se stiamo portando avanti un progetto che è particolarmente innovativo.

Allora, in questi casi, è molto utile sviluppare anche una singola azione, una campagna di digital pr, legata a un preciso contenuto autoreferenziale, a un contenuto che parla principalmente di noi e della nostra azienda.

Ma questo approccio non basta, non è sufficiente per costruire un’attività di PR continuativa. Non è parlando sempre e solo della nostra realtà e della nostra creatura imprenditoriale che riusciremo a ottenere più menzioni e più spazi a livello mediatico.

Per cercare di intercettare con costanza i media, dobbiamo progettare una strategia non concentrata solamente su comunicazioni autoreferenziali, ma dobbiamo provare a creare diverse tipologie di comunicati, in particolare prendendo in considerazione i comunicati NON autoreferenziali.

Ma cosa significa per un’azienda produrre dei comunicati non autoreferenziali?

Significa saltare dall’altra parte del muretto e mettersi dalla parte dei lettori, cercando di comprendere cosa vorrebbero sentirsi dire e raccontare da noi. Significa dire al giornalista: “sono disposto a collaborare con te per aiutarti attivamente a creare dei nuovi contenuti”. Significa far comprendere ai media e ai lettori, che rappresentiamo una fonte autorevole.

Domandiamoci:

  • In che modo, grazie ai dati che raccogliamo con le nostre attività, possiamo comunicare delle informazioni utili all’utente finale e prima ancora al giornalista/blogger?
  • In che modo alcuni casi studio che ci riguardano possono diventare utili per chi ci legge?
  • Come possiamo realizzare dei contenuti informativi per i media (facendo in modo che li pubblichino a nostro nome o citandoci come fonte)?

Ecco un esempio: se abbiamo un’azienda che opera nel settore travel e giornalmente siamo a contatto con dati e informazioni che si riferiscono al nostro mercato (grazie magari alla nostra piattaforma o grazie a studi e ricerche di mercato che possiamo anche commissionare ad aziende che si occupano di queste attività), perché non individuare un argomento preciso per produrre un comunicato a riguardo?

(es. i giovani dai 18 ai 25 anni come prenotano un viaggio? Quali piattaforme usano?).

All’interno del contenuto andremo poi a inserire il riferimento al fatto che la ricerca è stata eseguita da noi oppure introdurremo una dichiarazione generale riguardo la tematica trattata (sempre citando la nostra azienda).

Oppure – rimanendo sempre in ambito travel – se siamo agenti di viaggio e vogliamo comunicare con i media, possiamo focalizzarci su una tematica particolare e dare la nostra opinione.

L’idea è proprio quella di scrivere dei contenuti davvero INFORMATIVI, senza parlare sempre e solo della propria realtà imprenditoriale.

Alternare questa tipologia di comunicazione a una comunicazione concentrata su di noi ci aiuterà a intercettare i media con maggiore efficacia e con risultati duraturi.

Inoltre, il giornalista saprà che da noi potrà avere non solamente dei contenuti che parlano della nostra impresa, ma anche contenuti informativi. E questo aumenterà il valore dei nostri contenuti.

E se non abbiamo idee per produrre comunicati autoreferenziali, ma vogliamo comunque iniziare a intraprendere questa strada?

In questo caso possiamo contattare direttamente i media, parlando con il singolo giornalista, chiedendo a lui/lei, di quali informazioni potrebbe avere bisogno per sviluppare i prossimi articoli.

Così facendo ci mettiamo a disposizione per aiutarlo e per dare delle informazioni precise relative a un determinato argomento.

Ad esempio, se abbiamo un’agenzia immobiliare possiamo contattare i media locali dicendo che abbiamo a disposizione diversi dati per fornire dei contenuti informativi per eventuali articoli (ad esempio, in quanto tempo si riesce ad affittare uno spazio commerciale e come sono cambiate le quotazioni nel corso degli anni).

Il giornalista potrebbe scrivere un pezzo a riguardo, inserendo la nostra dichiarazione. Non si tratterà di un articolo concentrato sulla nostra agenzia, ma conterrà comunque un riferimento alla nostra impresa e ci porrà in una posizione “autorevole”.

Questa attività porta conversioni immediate?

Questa attività è utile nel processo di costruzione e mantenimento di una strategie di digital pr.

E un’attività di digital pr pr costruita, duratura e concentrata sul lungo periodo, crea delle conversioni.

Non sempre dirette (e non sempre monitorabili al 100%), ma sicuramente riesce a influenzare il processo di scelta dell’utente finale, nel momento in cui deve arrivare ad acquistare il nostro prodotto/servizio.