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Aprire partita iva per il web: come fare, quando e costi

Ti occupi di realizzare siti web, guadagnare con le affiliazioni, di social media o di blog? In questa guida trovi tutte le indicazioni che ti servono per aprire partita Iva.

Aprire partita iva per il web: come fare, quando e costi

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Ti occupi di realizzare siti web, guadagnare con le affiliazioni, di social media o di blog? In questa guida trovi tutte le indicazioni che ti servono per aprire partita Iva.

Ciao, sono Ivan N. Fichera e sono un Esperto Contabile regolarmente iscritto presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Catania.

Oggi parleremo di un aspetto molto importante per chiunque si avvicini al mondo del Web Marketing: la Partita IVA.

Con questo post risponderò ad alcune domande tipiche che si pone chiunque stia iniziando un’attività nell’ambito del Web Marketing:

  • Quando bisogna aprire la Partita IVA?
  • Come si gestiscono i compensi percepiti senza Partita IVA?
  • Cosa bisogna fare per aprire la Partita IVA?
  • Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA?

Lo so, esistono ancora un milione di altre domande che meritano risposta sull’argomento e per questo stiamo organizzando qualcosa che vada incontro a delle necessità “più approfondite”… ma ne riparleremo alla fine dell’articolo.

Ma prima di rispondere a queste domande facciamo un po’ di chiarezza su che cos’è la Partita IVA.

La Partita IVA è un codice numerico di undici cifre che viene attribuito, previa apposita domanda, a tutti i soggetti che svolgono abitualmente, stabilmente e in maniera organizzata un’attività soggetta a IVA sul nostro territorio, indipendentemente dalla loro residenza.

Oltre a questa concezione tecnica il termine ha assunto negli anni un diverso significato nel linguaggio comune e spesso si sente parlare del “Popolo delle Partite IVA”, riferendosi a tutti quei lavoratori autonomi e microimprenditori che fondano la propria vita economica su un’attività autonoma Professionale, Commerciale o Artigiana.

Quindi quando si parla di Partita IVA bisogna sempre distinguere se se ne sta parlando in maniera tecnica o riferendosi ad una generica attività economica, di modo da non creare confusione.

E ora passiamo alle domande! 🙂

Quando bisogna aprire la Partita IVA?

quando aprire partita ivaCome abbiamo visto prima è obbligato ad aprire una Partita IVA chiunque svolga abitualmente, stabilmente e in maniera organizzata e continuativa un’attività di cessione di beni o servizi sul nostro territorio, indipendentemente dalla loro residenza.

Alla luce di questa definizione possiamo stabilire due situazioni che esonerano dall’obbligo di apertura della Partita IVA:

  1. svolgere un’attività economica esclusivamente al di fuori del territorio italiano;

In questo caso, se rimarrai residente in Italia, non dovrai aprire una Partita IVA nel nostro paese (occhio però: potresti doverla aprire nel paese estero!) ma dovrai pagare qui le Imposte sul Reddito.

Per evitare i problemi di doppia imposizione lo Stato Italiano ha stipulato appositi accordi bilaterali con altri Stati del Mondo, tramite questi accordi è possibile evitare di pagare due volte le imposte sul reddito, portare in compensazione quanto già pagato o addirittura avere il rimborso delle somme versate all’estero.

  1. svolgere un’attività economica in maniera occasionale;

L’Occasionalità del lavoro rappresenta più un criterio che una vera e propria regola. I requisiti dell’Occasionalità infatti non sono stabiliti da una norma di legge specifica ma vengono inquadrati interpretando congiuntamente alcuni articoli del Codice Civile (2082, 2222 e 2229), del D.lgs 114/98 e una serie di prassi che si sono affermate nel tempo.

Dall’interpretazione di queste norme vengono fuori le 3 regole “generali” per stabilire la natura occasionale di un’attività economica, che sono:

  • l’attività deve essere priva di qualunque organizzazione stabile di produzione e vendita.

Se hai un sito, un ufficio, un negozio tramite il quale svolgi il tuo lavoro, produci i tuoi beni su commissione o semplicemente vendi dovrai necessariamente aprire una Partita IVA.

  • l’attività deve essere svolta in modo saltuario, sporadico, circoscritto e limitato nel tempo.

L’attività che svolgi non deve quindi essere abitudinaria, non deve essere svolta ogni giorno, deve essere definita nel tempo e deve essere di una durata breve.

Riguardo la durata il D.lgs 114/98  ci offre un piccolo aiuto in quanto stabilisce la possibilità da parte delle Regioni di stabilire i criteri temporali per lo svolgimento di un’attività di vendita senza l’obbligo di apertura della Partita IVA.

Tale termine massimo, fissato principalmente per le attività hobbistiche ma di fatto applicato anche per i negozi temporanei e pop-up, è di 30 giorni complessivi (anche per “negozi” differenti) in un anno.

Per analogia quindi tale termine dovrebbe essere valido come riferimento per la “breve durata” che deve avere un’attività economica occasionale

Mi raccomando, dato che la normativa stabilisce delle comunicazioni particolari da effettuare verso il comune e che le regole possono variare da Regione a Regione, per non avere brutte sorprese contatta prima un Professionista Abilitato (Commercialista, Esperto Contabile o Consulente del Lavoro) o l’Assessorato alle Attività Produttive del tuo Comune!

  • l’attività svolta non deve appartenere a quelle riservate alle categorie Professionali protette stabilite dall’art. 2222 del codice civile e per le quali esiste un apposito Albo (Commercialista, Avvocato, Ingegnere, etc.).

Quindi, se te lo stessi chiedendo, non esiste nessun esonero all’apertura della Partita IVA per i compensi inferiori ai 5k: al di fuori di queste tre situazioni si è sempre obbligati all’apertura della Partita IVA.

Come si gestiscono i compensi percepiti senza partita IVA?

gestione compensi partita ivaOvviamente anche i compensi percepiti senza Partita IVA vanno dichiarati emettendo un documento che certifichi la compravendita. Questo documento è la “ricevuta non fiscale di pagamento”.

Tale ricevuta va emessa per ogni compenso percepito sia per la fornitura di servizi che per la vendita di beni ma esistono delle piccole differenze tra i due casi.

Nel caso di emissione di una ricevuta per fornitura occasionale di servizi a un’azienda con Partita IVA dovrà essere indicata la Ritenuta d’Acconto del 20% sul compenso. Questa somma verrà versata dal committente direttamente all’Erario (“lo Stato”) come acconto sulle Imposte che dovremo pagare. Ovviamente se il committente non ha Partita IVA tale ritenuta non va indicata.

Nel caso di emissione di ricevuta per la vendita occasionale di oggetti bisogna fare attenzione al valore degli oggetti che stiamo vendendo. Infatti esiste un limite massimo per l’importo degli oggetti che stiamo vendendo, variabile da un minimo di € 100,00 ad un massimo di € 250,00 in base a quello che è stato stabilito dalla regione nella quale svolgiamo l’attività.

Per il resto le ricevute per fornitura occasionale di servizi e per vendita occasionale di beni rispondono alle stesse regole:

  1. deve sempre essere numerata progressivamente e datata;
  2. deve riportare i dati anagrafici nostri e del nostro committente;
  3. deve riportare la somma che il committente ci sta versando (nel caso di fornitura di servizi a Partita IVA al netto della Ritenuta) come corrispettivo del nostro lavoro occasionale;
  4. deve riportare le diciture:
  1. “Operazione svolta in piena in piena autonomia e senza alcuna subordinazione in quanto attività di lavoro occasionale, ai sensi dell’art. 2222 e successivi del codice civile.”
  2. “Operazione esclusa dal campo di applicazione dell’IVA ai sensi degli art. 1, 2, 4, 5 del D.P.R. 633/72 e successive modifiche.”
  3. “Autorizzo al trattamento dei dati personali in base all’art. 13 del D. Lgs. 196/2003”
  4. “Allego copia del Documento di Identità”
  1. deve avere apposta una marca da bollo da € 2,00 con data uguale o anteriore a quella dell’emissione della ricevuta.
  2. deve essere avere allegata la fotocopia di un documento di riconoscimento valido.

Spero di averti dato una buona infarinatura per renderti più consapevole sugli obblighi di legge che girano sull’obbligatorietà di apertura della Partita IVA.

Se dovessi avere dei dubbi lasciami pure le tue domande tra i commenti! 🙂

Ora che finalmente abbiamo ben chiaro che l’apertura della partita IVA è obbligatoria per chiunque decida di svolgere in maniera continuativa un determinato tipo di attività economica possiamo dedicarci alle altre domande del nostro percorso!

Come aprire una Partita IVA?

N.B. Da qui in poi mi riferisco al termine “Partita IVA” dandogli il valore di Attività Economica e non quello tecnico.

come aprire partita ivaIl primissimo passo da fare per arrivare all’apertura della Partita IVA passa dal capire che tipo di attività svolgerai.

Le attività infatti possono essere di tre tipi:

  • Commerciale – vendita di prodotti realizzati da terzi;
  • Artigiana – vendita di prodotti lavorati in proprio con metodi non in serie;
  • Professionale – vendita di servizi e consulenze.

A darci una grande mano per stabilire la tipologia di attività oggetto della Partita IVA è il Codice ATECO (ATtività ECOnomica), creato appositamente dall’ISTAT per stabilire e censire le attività economiche presenti in Italia, in armonia con gli accordi internazionali ed Europei.

Grazie al Codice ATECO potremo quindi stabilire se la nostra attività è Commerciale, Artigiana o Professionale… ma non solo!

Il Codice ATECO serve anche per accedere a determinate agevolazioni, per stabilire quali sono i limiti di fatturato per l’uscita dal Forfettario e qual è l’indice di redditività (la percentuale di “sconto” che si applica sul fatturato per stabilire l’imponibile per calcolare l’imposta forfettaria) sempre per le attività in Regime Forfettario.

Avrai già capito quindi che diventa fondamentale identificare correttamente il giusto Codice ATECO e che metterlo “a caso” potrebbe crearti parecchi problemi: fai sempre attenzione prima di scegliere il tuo Codice ATECO e magari chiedi aiuto ad un Professionista Abilitato (come me, ad esempio! 😉 ).

Una domanda che spesso mi viene posta a questo punto è:

“Ma questa cosa significa che devo avere due Partite IVA se svolgo attività Commerciale e Professionale?”.

No, non devi avere due Partite IVA in quanto quest’ultima è sempre una ed una sola per ogni persona, sia  nel caso di un soggetto in carne ed ossa (Persona Fisica) che nel caso di soggetti societari (Persone Giuridiche – Società, Associazioni, Consorzi, etc.).

Stabilito quindi che ogni soggetto può avere solo una Partita IVA quello su cui possiamo intervenire sono i Codici ATECO che dovranno essere tanti quante saranno le attività svolte.

Inoltre avere più di un Codice ATECO non significa doversi iscrivere a più Gestioni INPS (e quindi pagare più volte i contributi) ma significa invece iscriversi alla Gestione per la quale fatturiamo di più, detta prevalente, come stabilito dalla circolare n° 78/2013 dell’INPS.

Infine le attività che svolgerai potranno essere indistintamente online e offline.

Facciamo quindi un esempio.

Metti caso che la tua Partita IVA si occupi di due attività:

  • pratica della professione di fisioterapista (attività che svolgi offline) che genera un fatturato di € 22.000,00;
  • vendita dell’infoprodotto “dieci metodi per prevenire il mal di schiena” che genera un fatturato annuo di € 5.000,00.

Ciò significa che la tua Partita IVA dovrà avere due Codici ATECO (uno per l’attività Professionale di fisioterapista e l’altro per l’attività Commerciale di vendita di Infoprodotti) e dovrai iscriverti solo alla Gestione Separata INPS.

Una volta che hai stabilito il tipo di attività ed il Codice ATECO di riferimento bisognerà procedere all’apertura vera e propria della Partita IVA!

Come prima cosa dovrai richiedere l’attribuzione del numero di Partita IVA all’Agenzia delle Entrate e iscriverti alla Gestione INPS adatta all’attività svolta.

Ma gli adempimenti non finiscono qui:

  1. se svolgerai attività di tipo Commerciale o Artigiano dovrai procedere all’iscrizione della tua attività presso la Camera di Commercio, segnalare l’inizio attività (SCIA) presso il Comune di residenza e, nel caso dell’attività Artigiana, iscriverti all’INAIL.
  2. se svolgerai attività di tipo Professionale e venderai direttamente dal tuo sito dovrai segnalare l’inizio di attività di Commercio Elettronico presso il Comune (e in alcuni casi presso la Camera di Commercio) dove si svolgerà l’attività.

Spero di essere stato chiaro sulle procedure da fare per avviare correttamente la tua Partita IVA. Se dovessero esserci dei dubbi lascia pure le tue domande tra i commenti e ricorda che è sempre il caso, per l’esecuzione di queste pratiche, di rivolgersi ad un Professionista Abilitato! 🙂

Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA?

quanto costa aprire partita ivaCome avrai intuito già da subito i costi di apertura e di mantenimento di ogni Partita IVA cambiano in base all’attività svolta.

Partiamo subito dai costi di apertura!

Nel caso di attività Professionale i costi sono davvero bassi in quanto l’apertura tecnica della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non ha costi di alcun tipo come anche la pratica di iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS.

L’unico costo, in genere è il compenso che dovrai dare al Commercialista per la consulenza sul Codice ATECO da utilizzare e per la presentazione dell’Istanza presso l’Agenzia delle Entrate.

Nel caso di attività Commerciale i costi di apertura si aggirano intorno a € 100,00 di spese più l’eventuale compenso al Commercialista per l’espletamento della pratica.

Tali costi sono:

  • € 18,00 per le spese di segreteria della Camera di Commercio;
  • € 17,50 per l’imposta di bollo;
  • € 63,00 (fino ad un massimo di, in base alla Camera di Commercio) per il Diritto Annuale di iscrizione alla Camera di Commercio.

Infine nel caso di attività Artigiana i costi di apertura sono gli stessi dell’attività Commerciale più altri € 168,00 (più spese di commissione) per il pagamento del bollettino postale di iscrizione presso l’Albo delle Imprese Artigiane.

Ovviamente questi costi si riferiscono all’apertura di una Partita IVA Individuale da Freelancer, Infomarketer o Web Developer. In caso di Società di Persone o di Capitali i costi saranno totalmente diversi (magari ne riparleremo in un prossimo post).

Passiamo ora ai costi annuali di mantenimento!

I costi di mantenimento sono principalmente tre:

  1. Commercialista.

Il costo dell’assistenza effettuata dal Commercialista è molto variabile sia in merito al range di costo che al tipo di Regime nel quale svolgi la tua attività economica.

In genere per un Freelance i costi vanno da € 350,00 a € 600,00 per una Partita IVA in Regime Forfettario e da € 900,00 a 1.500,00 per una Partita IVA in Regime Normale.

  1. Camera di Commercio.

Come abbiamo visto nel precedente paragrafo la Camera di Commercio prevede un Diritto Annuale di Iscrizione che va, in base alla Provincia, fino ad un massimo di € 63,00, da pagare ogni anno entro il 30 giugno, unitamente alle imposte scaturite dalla Dichiarazione dei Redditi.

Ovviamente questo costo andrà pagato solo dai soggetti che svolgono attività Artigiana o Commerciale, che sono tenuti ad iscriversi alla Camera di Commercio.

  1. Contributi INPS.

Il costo annuale dei contributi INPS cambia in base al tipo di attività svolta (Commerciale, Artigiana o Professionale) e al Regime della tua Partita IVA (Forfettaria o Normale).

Le cose da tenere presente in sede di costi contributivi è il funzionamento delle Aliquote e del Minimale Contributivo.

l’Aliquota di Contribuzione.

In base all’attività svolta esistono delle differenti percentuali di contribuzione, che vengono calcolate sul reddito percepito.

Per l’anno 2017 queste percentuali sono:

  1. l’aliquota per i Commercianti è del 23,64% fino a un reddito di € 46.123,00.
    Da 46.123,00 a € 76.872,00 l’aliquota diventa del 24,64%.
    Le parti di reddito eccedenti gli € 76.872,00 non sono soggette a obbligo contributivo.
  2. l’aliquota per gli Artigiani è del 23,55% fino a un reddito di € 46.123,00.
    Da 46.123,00 a € 76.872,00 l’aliquota diventa del 24,55%.
    Le parti di reddito eccedenti gli € 76.872,00 non sono soggette a obbligo contributivo.
  3. l’aliquota per i Professionisti è del 25,72%.

Il Minimale Contributivo

Il Minimale Contributivo è quella somma di contributi minima da versare per avere riconosciuto l’anno contributivo per intero ai fini della pensione. Il suo importo è pari a € 15.548,00, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione, moltiplicato per le aliquote che abbiamo visto sopra.

Tale minimale però si comporta diversamente a seconda se si tratti di attività Commerciale/Artigiana  o Professionale.

Nel caso di attività Commerciale/Artigiana infatti l’importo del Minimale dovrà essere necessariamente versato a prescindere dal reddito effettivamente percepito. Si, hai capito bene: che tu faccia 0,00 o 10.000,00 euro di reddito dovrai comunque pagare quella data somma.

Ma ci sono anche delle buone notizie: con la legge 232 del 11 Dicembre 2016 è stato stabilito che, previa domanda, tutti i soggetti che aderiscono al Regime Forfettario possano diminuire questo minimale del 35%.

Alla luce di quanto detto questo l’importo del del Minimale Contributivo per l’anno 2017 è quindi di:

  • € 3.682,99 (che diventano 2.393,94 se Forfettari) per i Commercianti;
  • € 3.668,99 (che diventano 2.384,84 se Forfettari) per gli Artigiani;

Ovviamente se il reddito imponibile supererà € 15.548,00 la parte eccedente dovrà essere versata a percentuale seguendo le aliquote viste più sopra.

Per le attività Professionali il Minimale invece non andrà versato ma si verseranno solamente i contributi  a percentuale in base al reddito percepito nell’anno. La somma versata però andrà poi ricalcolata in base al Minimale Contributivo per stabilire i mesi di contribuzione utili per il calcolo della pensione.

Inoltre i Professionisti aderenti al Regime Forfettario non hanno alcuno “sconto” del 35% in quanto la L. 232/2016 non ne prevede tale opportunità per chi è iscritto alla Gestione Separata.

Ciò significa che i Professionisti verseranno meno contributi rispetto a Commercianti e Artigiani nel caso di redditi molto bassi ma anche che i primi saranno molto più svantaggiati rispetto ai secondi in caso di redditi medio-alti e ai fini del calcolo della pensione.

Siamo quindi giunti alla fine del nostro percorso di oggi!

All’inizio di questo articolo ti avevo accennato a qualcosa che stiamo preparando con, il team di Marketers, una “piccola cosa” per approfondire maggiormente quegli aspetti che non sono stati presi in considerazione all’interno di questo articolo.

Questa “piccola cosa” è un webinar che si terrà ad inizio Aprile dalla durata di un’ora.

Se hai delle particolari richieste che non rientrano all’interno di quello di cui abbiamo parlato puoi scrivermi la tua nei commenti qui sotto.

Sceglierò le domande più interessanti e, una volta pronto il webinar, ti farò sapere tramite e-mail la data esatta di trasmissione!

E con questo ho detto tutto.

Lunga vita e prosperità!